Manesseno, 41enne muore dopo essere stato colpito con il taser dai carabinieri
Taser
Un uomo è morto nel pomeriggio di ieri, domenica 17 agosto, a Manesseno (frazione di Sant’Olcese) dopo essere stato colpito con il taser durante un intervento dei carabinieri. Si tratta del secondo caso simile in Italia nell’arco di 48 ore, l'altro è avvenuto ad Olbia.
I militari erano stati chiamati dai vicini di casa dell’uomo, che avevano sentito urla e forti rumori provenire dal suo appartamento. All’arrivo delle pattuglie, il 41enne di origini albanesi si sarebbe presentato in evidente stato di agitazione, forse sotto l’effetto di alcol o stupefacenti.
Un primo colpo di taser, esploso da un carabiniere, avrebbe colpito di striscio sia l’uomo sia un collega. Un secondo colpo non avrebbe avuto effetto, così l’arma è passata nelle mani di un altro militare che ha sparato nuovamente, riuscendo a immobilizzare il soggetto. Pochi istanti dopo, però, l’uomo si è accasciato a terra.
Il personale del 118, giunto immediatamente sul posto, non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.
La procura di Genova ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto l’autopsia per chiarire se la morte sia stata causata direttamente dalla scarica elettrica o se abbiano influito condizioni pregresse, come lo stato di ebbrezza o eventuali patologie cardiache. Le indagini sono state affidate all’aliquota dei carabinieri della polizia giudiziaria.
Il decesso di Sant’Olcese arriva a distanza di meno di 48 ore da quello avvenuto a Olbia, dove un uomo di 57 anni era morto dopo essere stato colpito con il taser, sempre nel corso di un intervento dei carabinieri.
Il taser, introdotto in Italia come arma “non letale” a supporto delle forze dell’ordine, è da tempo al centro di polemiche. Se da un lato il Ministero dell’Interno e i vertici dell’Arma ne difendono l’utilizzo come strumento utile a gestire situazioni di pericolo, dall’altro associazioni per i diritti umani e alcuni esponenti politici denunciano i rischi connessi al suo impiego, sottolineando come possa risultare fatale in soggetti vulnerabili.
Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha invitato a “non criminalizzare il taser”, ricordando che in Italia sono in dotazione circa 5 mila dispositivi e che i casi mortali rappresentano una percentuale minima. Di segno opposto le posizioni di alcuni garanti dei detenuti e di rappresentanti dell’opposizione, che chiedono una sospensione dell’uso dell’arma in attesa di valutazioni più approfondite.
