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Salviamo la Fiera

Nella mia lunga vita professionale ho avuto a che fare con centinaia (se non migliaia) di uffici stampa in tutta Italia

e in varie parti del mondo. E non ho difficoltà ad ammettere che l'ufficio stampa della Fiera di Genova merita di essere collocato ai primissimi posti. Quelli dell'eccellenza.

Dirò di più: la Fiera di Genova ha avuto alti e bassi ma anche nei periodi più difficili l'ufficio stampa ha sempre funzionato alla perfezione, dai tempi leggendari di Elisabetta Carcassi, che in pratica faceva tutto da sola, ai giorni nostri: Giusi Feleppa e Graziella Bonini  meritano un 10 e lode in pagella. Sempre precise e sempre puntuali. Sempre gentili e sempre instancabili. Due stakanoviste, sempre col sorriso sulle labbra e sempre al servizio dei media, tra i quali - è bene dirlo - non si trovano solo fior di gentiluomini.

Con "Genova3000", il nostro quotidiano on line, siamo in contatto con i vati uffici stampa. Ebbene, in tutta sincerità, posso testimoniare che Giusi Feleppa e Graziella Bonini rappresentano il number one, il numero uno. In un ambiente difficile come il nostro, non hanno mai ricevuto citiche, solo elogi e congratulazioni.

Ora si dice che bisogna rilanciare la Fiera, che indubbiamente ha toccato il punto più basso ed è a rischio chiusura. Anche perché sinora non si vuole prendere in considerazione quella che sarebbe la soluzione migliore, cioè, la  privatizzazione.

Sono rimasto perplesso nel leggere che sono stati eliminati più della metà dei dipendenti. E questo mi sembra un controsenso: se un'azienda vuole rilanciarsi deve aumentare la potenzialità, altro che eliminare in dipendenti.

E' di oggi la notizia, anticipata dal Corriere Mercantile, che in occasione del Salone Nautico la comunicazione verrà affidata a una società privata, la Barabino & Partners. Il che significa che è intenzione della Fiera di eliminare l'ufficio stampa fisso con dipendenti per affidarsi ai services.

Per la Fiera privarsi di due professioniste del calibro di Giusi Feleppa e Graziella Bonini, stimate anche per il loro attaccamento ai "colori sociali", rappresenta un altro brutto colpo. Ma davvero si vuole distruggere quella che era il fiore all'occhiello di Genova? 

Elio Domeniconi

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