Differenza fra sfortuna e calamita’

Ho letto che un consigliere comunale genovese, eletto per rappresentare e tutelare gli interessi dei cittadini,

ha mentito sul suo CV, ha pubblicato una foto sbagliata per lodare alcuni e spargere fango su altri ma soprattutto ha minacciato con frasi che tanto ricordano il tristemente famoso “Lei non sa chi sono io”, chi ha osato criticarlo sui social media.
Ho letto tutto questo circa una settimana fa e … nulla! Niente: quotidiani e Tv locali sembrano indifferenti, ed il diretto interessato continua a pontificare. Evidentemente, pensa che anche gli episodi più odiosi, e francamente intollerabili, possano passare nel dimenticatoio. Pensavo a questo oggi ed ancora una volta mi sono ritornate in mente le parole di una vecchia canzone di Pierangelo Bertoli: “Varsavia”. Le parole sono: “…ci hanno traditi, l’hanno fatto tante volte, con cinismo e determinazione, e hanno messo un guinzaglio all’illusione …ed oggi è un giorno brutto…”.
No, non si può fare finta di niente in questo caso, come in altri analoghi, che ogni tanto, purtroppo, ricorrono nella vita politica. Non si possono giustificare menzogne e arroganza: quanto è accaduto è semplicemente vergognoso.
Adler, parlando della vergogna, l’ha giustamente definita come un prodotto del sentimento sociale: in altre parole, senza vergogna, per la verità, non esisterebbe neppure la società umana. La vergogna compare, infatti, quando sono compromessi il sentimento ed il valore della persona, e la sua dignità è persa.
Adler conclude il suo saggio spiegando come il sentimento della vergogna abbia come effetto (da parte di chi lo prova) un allontanamento dall’ambiente.
Ma allora, se il consigliere non si vergogna? Bene, se per sfortuna sua e nostra, egli non si vergogna, come sembra evidente, allora non vi sono alternative, se vogliamo uscire da quel “giorno brutto” di cui parla la canzone di Bertoli: siano gli altri colleghi consiglieri, che sicuramente avranno, loro sì, provato vergogna (per la categoria), a pretenderne l’allontanamento, per evitare la calamità. Calamità, perché ho usato questo termine? Ho solo preso in prestito le parole di Benjamin Disraeli che, nel rispondere ad una domanda sulla differenza fra sfortuna e calamità disse: “Se Gladstone cadesse nel Tamigi, sarebbe una sfortuna. E se qualcuno lo tirasse fuori sarebbe, credo, una calamità”.

Diario di bordo di Susy De Martini

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