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L’innocenza di Nicolo’ Scialfa

Nicolò Scialfa

A leggere le prime interviste che il consigliere regionale dimissionario Nicolò Scialfa ha rilasciato da uomo libero,

c'è da rimanere interdetti.

"Il Secolo XIX" ci ha fatto il titolone: "Perseguitato per quattro bottiglie...".

E i casi sono due: o il professore che agli arresti domiciliari è dimagrito di ben 35 chili ha vuoti di memoria. O vuole prenderci in giro. Le bottiglie infatti sono 251, e si tratta di vino di Borgogna, non di Tavernello. Poi ci sono i viaggi con la famiglia in Sicilia per trovare i parenti. Le cenette, i libri, le cravatte, eccetera eccetera. L'accusa parla di spese non giustificate per 70 mila euro.

Ai cronisti che lo attendevano sotto casa a San Fruttuoso, questo intellettuale prestato – ahinoi - alla politica, ha dichiarato: "Se ho commesso delle cose che non andavano commesse, certamente l'ho fatto senza la volontà di farlo". Ha detto di ispirarsi a Pascal, Nietzsche, Heidegger e Jung e può darsi che la filosofia accetti questo modo di comportarsi (che ricorda il "a mia insaputa" di Claudio Scajola) ma uno che era arrivato ad essere preside del Liceo D'Oria non può essere così sprovveduto. In politica ha dimostrato di non avere le idee molto chiare visto che in poco tempo era passato da Rifondazione Comunista (in Comune) all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro in consiglio regionale, per poi aderire a Diritti e Libertà dove, a quanto pare, ha concluso la sua esperienza politica.

Come può ammettere di essere innocente? Il Governatore Claudio Burlando, in una telefonata che era stata intercettata, gli aveva spiegato: "Io, per essere chiaro, regalo delle bottiglie a Natale, ma me le pago io...". Scialfa invece metteva tutto in conto alla Regione. Forse era stato consigliato male, ma essendo adulto e vaccinato avrebbe dovuto sapere che quelle spese personali non potevano essere addebitate alla Regione.

Preferisco pensare che il buon Nicolò voglia prenderci in giro, menando il can per l'aia. Perché se davvero pensa quello che ha dichiarato ai giornalisti a sua giustificazione, c 'è davvero da preoccuparsi per il suo ormai imminente ritorno alla scuola. C'è solo da sperare che per motivi di opportunità evitino di ridargli il Liceo classico D'Oria, dove si forma la classe dirigente di domani. La politica ormai è andata a donne di facili costumi. Ma la scuola deve avere ancora una sua funzione. E la "lezione" del professor Nicolò Scialfa non può essere quella giusta. 

Elio Domeniconi

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