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21 marzo di sole e covid

Dino Frambati

Oggi inizia la primavera. E il fine settimana, almeno sul piano meteorologico, la onora con un clima mite, tiepido, un cielo azzurro e l'aria pulita.

Merito in parte della natura ma anche del maledetto virus che ha bloccato il traffico come nemmeno i sindaci della più profonda Padania nebbiosa e carica di smog erano mai riusciti a fare.

Effetto collaterale non negativo che non abbassa di un millimetro la devastazione di salute, vita ed economia che il coronato infestatore sta producendo su scala mondiale.

“Non si conosce amor se non si è perduto” recita un adagio popolare. E passando nelle nostre città deserte, nei locali vuoti, chiusi per decreto ferma virus, nei giardini pubblici con cancelli sbarrati, nelle strade silenti di motori, nelle chiese di cemento dov'è rimasto solo Dio, negli stadi vuoti, la gola si strozza non per il morbo ma piuttosto per la tristezza infinita di questi arresti globali domiciliari, peraltro assolutamente indispensabili e terapeutici. E ricorda e finalmente forse comprende appieno com'è bella la vita libera e sociale, l'incontro con altri, lo stare insieme magari anche quando non ci si è simpatici.

Mentre la luce della stagione, che inizia ad essere bella, lascia alle spalle quella “brutta”, fatta di nuvole, freddo e pioggia e ti fa venire voglia di stenderti al sole, in spiaggia o su un campo verde, tutt'attorno c'è invece la desolazione di un mondo impaurito, sgomento, che si cimenta con una situazione inaspettata, quasi incredibile, persino spaventosa. Tanto più angosciante in quanto la nostra società, tutto sommato e con le dovute eccezione, vive nel benessere.

“Chi bene condusse sua vita, male sopporterà la morte” cantava con arguzia e grande senso della vita Fabrizio De Andrè, re dei cantori e cantautori. Stavamo bene, siamo piombati nel male e trovare forza di sopportarlo è assai complesso.

Passerà, andrà tutto bene, ci ripetiamo e lo speriamo. Anzi ne siamo certi.

Molti però non vedranno questo risorgimento perché ci avranno lasciati, abbattuti dal virus. E questo è terribile.

Passerà però, certo. Scienza, impegno popolare, natura e speranza in Dio per chi ci crede, faranno superare questa prova all'umanità, che è sempre riuscita a risollevarsi pure dalle più terribili prove.

Per ora la scienza non trova risposte che, comunque, non possono essere così rapide. Ci sono altalene di speranze e delusioni; si ascoltano pareri e voci contraddittorie.

Le regole sono sempre più severe ma necessarie. Se qualcuno pensa che siano eccessive pensi che anche qualora lo fossero, meglio la prudenza all'eccesso.

Quando il fiume gonfia la pioggia occorre allontanarsi dall'argine anche se il livello di guardia è ancora lontano.

Io credo molto nella natura e nella buona volontà di molti di scacciare questo male, attenendosi a comportamenti corretti.

Nessuno è infallibile, neppure chi governa e decide, né chi ha scienza e si sta impegnando a trovare soluzioni. E neppure quel glorioso personale sanitario del Paese il cui eroismo sta impedendo che il male faccia una strage.

Tutto questo impegno comune e corale e questa sapienza traghetteranno fuori la società da questo travaglio. Crediamoci con forza e convinzione.

Ad oggi la realtà è amara e non lo si può nascondere, ma si deve guardare avanti, in un nuovo orizzonte, quando potremo scrivere che è arrivata la primavera per davvero e la stagione del virus, un inverno tenebroso e ed inferno sociale, è superata.

Mi impegno a farlo, come oggi scrivo questo editoriale.

Poi dovremo ripensare a molte cose, economia compresa ma oggi occorre superare al più presto un'emergenza grave.

Se il male è malefico, l'uomo ha in sé il bene.

Dino Frambati

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