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Sonia Viale ringrazia e se ne va, "ma gli errori della Lega non ricadano solo su di lei"

Sonia Viale con il suo staff: Paolo Ardenti, Maria Piera Pastore e Paola Cerri

In un lungo post su Facebook l'ormai ex vice presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Sonia Viale ha voluto ringraziare i suoi collaboratori prima di abbandonare il suo ufficio: “Non vi parlerò di scatoloni e traslochi. Quando si lascia un incarico si lasciano soprattutto le persone, i collaboratori più stretti che con te hanno condiviso momenti drammatici come quelli dei primi mesi dell’anno o del crollo del Ponte. Sono certa che la loro esperienza preziosa non verrà dispersa. Intanto grazie a tutte le persone che mi hanno aiutata in questi anni ad affrontare un incarico difficile, per me inaspettato, svolto con tutta la mia dedizione. A presto”.
Malgrado abbia saputo fronteggiare una delle pandemie più difficili della storia della sanità mondiale, l’ex assessore Viale non è stata riconfermata in Regione: a Genova è risultata terza con 1788 voti. Per i suoi sostenitori la sconfitta è da attribuire principalmente a due fattori che l’avrebbero penalizzata. Il primo è il poco tempo che ha avuto a disposizione per la campagna elettorale: è stata catapultata all'ultimo momento a Genova, per di più lontano dalla sua Imperia. Il secondo è il risultato non proprio brillante della Lega, che nella circoscrizione di Genova ha preso il 14% (48mila voti contro gli 83mila di Cambiamo, pari al 24%), risultato che ha permesso al Carroccio di piazzare solo due consiglieri, Alessio Piana (2821) e Sandro Garibaldi (2640).
Alle regionali del 2015 i voti per la Lega a Genova furono 54822, pari al 18,68%, ma per questa tornata elettorale si parlava addirittura del 25% e di almeno quattro consiglieri eletti sotto la Lanterna.
La responsabilità del calo dei salviniani, che sono scesi dal 25% dei sondaggi al 14% dei dati reali (parliamo sempre della circoscrizione di Genova), non può ricadere solo sui candidati. Così come non si può attribuire a loro la scelta “fatale” di abolire il listino del presidente, che avrebbe permesso al Carroccio di partire con tre consiglieri regionali garantiti, più gli eletti.
“Se ci sono stati degli errori, questi devono essere ripartiti. Perché a pagare le conseguenze di una sconfitta di squadra non sia solo chi ha lottato giorno e notte per combattere il coronavirus”. E’ il parere di alcuni leghisti delusi e arrabbiati per la tanta autonomia lasciata negli ultimi mesi a “Cambiamo!”.

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