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Il genovese Francesco Beltrame fa onore alla sua città dal Vaticano

Francesco Beltrame Quattrocchi con Amadeus e la moglie Giovanna. Nel riquadro, Dino Frambati

Genova al centro mondiale della fede, delle famiglie, grazie ad un illustre nostro concittadino, docente universitario di bio-ingegneria: Francesco Beltrame Quattrocchi, che è salito sul palco vaticano dell'aula Paolo VI nel grande evento di inizio del Festival delle Famiglie, presentato da Amadeus e dalla moglie Giovanna, attrice, proprio a simboleggiare la famiglia.
Francesco, per coincidenza con identico nome a quello che si è attribuito il Papa che era presente all'evento, è infatti erede spirituale di una famiglia di santità. Quella di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, prima coppia di sposi beatificata dalla Chiesa Cattolica nel 2001, e che ebbe quattro figli: don Tarcisio, padre Paolino, suor Cecilia e la figlia più piccola, Enrichetta, cui Papa Francesco attribuì il titolo di venerabile.
Francesco Beltrame, nel suo intervento, ha spiegato che i coniugi erano “capaci di stupirsi della bellezza del mondo e la bellezza unisce le persone”. “Ho ricevuto molti doni nella vita – ha insistito Beltrame – ma mai come questo di essere qui, davanti al mondo. Bisogna stupirsi della bellezza del mondo”.
E queste profonde ed indimenticabili emozioni, il docente genovese le ha ulteriormente espresse sul quotidiano Avvenire, in un lungo pezzo dove narra la storia della famiglia. Parenti da parte di padre, la sua adozione, scrive sul giornale Cei, porta la data del 2009 da parte della figlia della coppia beatificata, Enrichetta. Francesco Beltrame afferma che i due coniugi vissero le nascite dei figli come “moltiplicatore del loro già intenso legame d’amore di sposi ventenni”.
Doni, insomma, risposta di cosa è la vita. E cita, a testimonianza del grande amore per il prossimo di Luigi e Maria che non conobbe personalmente mentre ebbe molti contatti con i figli, un telefono sul tavolo della sala da pranzo della casa romana di via Depretis, dove risiede ancora oggi Francesco, per poter rispondere con immediatezza e aiutare chi avesse avuto necessità di essere assistito. Attivi in questa opera di bene durante la guerra e dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943 fino al termine del conflitto, facendo della loro casa dimora per perseguitati, ebrei, dissidenti, che vestivano da benedettini e munivano di documenti originali falsificati per poterli fare accedere alla stazione Termini, assai prossima alla casa di via Depretis, e controllata dai tedeschi e da dove salivano su treni diretti al Sud già liberato dagli Alleati.

Dino Frambati

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