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Caruggio e Bottega

Il 24 aprile alle ore 21 nel teatro di Bolzaneto (Piazza Pastorino) in occasione della IV rassegna di prosa

“Mario Alessandri”, verrà presentato “Un caruggio e una bottega”, la riduzione teatrale dell’omonimo libro di Ivaldo Castellani. I genovesi potranno rivivere la storia della città attraverso i luoghi e i personaggi noti e meno noti che hanno caratterizzato e abitato il centro storico e a cui Castellani dà voce nel suo libro.

Vi si parla di quel paese dentro a un altro paese che è la città vecchia, ma di come era fino a qualche tempo fa, con la sua umanità variegata e pragmatica, che lentamente, ma inesorabilmente, ha lasciato il posto ad un’altra umanità, senz’altro ancor più variegata, ma che ha perso ed ha fatto perdere alla città vecchia la personalità unica e inimitabile che aveva una volta.

Un avvicendamento di personaggi da Paganini a Mazzini a De Andrè e sullo sfondo, una città raccontata attraverso varie epoche, dal 1600 agli anni Cinquanta, secondo una serie di “quadri” che evocano un mondo che non c’è più. Non c’è rimpianto su ciò che era allora, non c’è nostalgia, ma c’è il desiderio, questo sì, di raccontare com’erano quei carruggi, perché se rimpiangere può essere tempo perso, non dimenticare può a volte servire a meglio capire, ad amare.

Secondo questa visione obiettiva e non nostalgica gli spettatori saranno accompagnati alla scoperta della città sia grazie alla proiezione di video e fotografie che faranno da sfondo alla recitazione in prosa e alla lettura di passi del romanzo, sia grazie alla figura del mimo, l’artista di strada per eccellenza che farà da anello di congiunzione tra pubblico e attori.

Lo spettacolo si avvale degli attori Raffaele Borriello, Francesca Mevilli (che ha curato anche la regia), Luca Mevilli, Alice Ridella e Valentina Roncallo e del mimo Fabio Bonelli. Le musiche originali sono eseguite dal vivo da Roberto Paravagna ed Ettore Vigo (dei Delirium).

Ivaldo Castellani, invece, oltre a essere autore del romanzo e dell’adattamento teatrale, sarà voce fuori campo del navigante affetto dal “mal del ferro”, la nostalgia di chi non resiste al richiamo della vita da marinaio.

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