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Raffaella Paita giornalista in regola

Raffaella Paita

Dopo i dubbi espressi da "Panorama" e ripresi dal Giornale della Liguria, sulla regolarità all'iscrizione di Raffaella Paita

all'Ordine dei Giornalisti il direttore di Genova3000.it Elio Domeniconi aveva chiesto delucidazione al vicepresidente dell'Ordine dei Giornalisti della Liguria Dino Frambati (il direttore dell'epoca Attilio Lugli è in pensione). Ecco la sua cortese risposta che dimostra che tutto,come sempre, si è svolto a norma di legge. Quindi la candidata PD alle Regionali è giornalista a pieno titolo.

La lettera del vice presidente dell’Ordine dei giornalisti:

Caro Elio,
con piacere e come ti avevo annunciato, eccomi a spiegare le modalità con cui Raffaella Paita è stata iscritta all'Ordine dei giornalisti, Albo Pubblicisti, il 14 febbraio 2007. Precisazione che faccio volentieri ma anche con un certo stupore che qualcuno abbia potuto dubitare della correttezza del Consiglio Odg ligure, riconosciuto a livello nazionale, per storia e tradizione, come uno dei più severi in tema di iscrizioni. Ne faccio parte ai vertici da 15 anni e, sia con il presidente Attilio Lugli che con l'attuale, Filippo Paganini e relativi Consigli, posso assicurare che la piaggeria ai cosiddetti potenti o facenti parte del Palazzo, ci è sempre stata distante anni luce. Sono invece molti gli “anonimi” colleghi che hanno ricevuto da me personalmente e dall'Odg, tutto l'aiuto possibile per preparare pratiche precise ed i relativi documenti che, talvolta, gli editori tardavano persino a fornire.
Per quanto riguarda Raffaella Paita la sua iscrizione è avvenuta in riferimento alla legge 150/2000 sulle “Attività di informazione e di comunicazione della Pubblica amministrazione, e in particolare all’art. 9 per il quale l'attività di ufficio stampa della Pubblica Amministrazione deve essere affidata a iscritti all'Albo professionale”. Il Consiglio ha accertato infatti come la stessa collega abbia svolto “funzioni di addetta stampa del Comune della Spezia secondo le modalità indicate nella delibera del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti del 9 giugno 2003 in materia di uffici stampa”. Delibera del Consiglio nazionale Odg in cui si stabiliva come “negli enti pubblici gli addetti all'ufficio stampa che svolgono tale funzione alla data dell'entrata in vigore della legge 150/2000 con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e non sono iscritti all'albo dei giornalisti possono chiedere l'iscrizione all'elenco dei pubblicisti, allegando alla domanda la seguente documentazione: - press book (press kit, dossier stampa, cartella stampa) - comunicati stampa - schede informative - articoli di presentazione - lavoro preparatorio redazionale, redazione comunicati, gestione della sala stampa e/o dei rapporti con la stampa - redazione testi per conto di un ufficio stampa - redazione testi per giornali e riviste - redazione e/o controllo contenuti per siti internet, cd-rom, dvd e altri supporti - redazione testi a vario titolo (collaborazioni con giornali e riviste, anche on-line, etc.). Tale documentazione deve attestare il carattere giornalistico e, dunque, non promozionale o pubblicitario dell'attività svolta. I richiedenti l'iscrizione devono documentare di aver frequentato i corsi di formazione e di aggiornamento previsti dal regolamento attuativo della legge 150/2000 e promossi dall'Ordine”. Ed i corsi avevano obbligo di frequenza ed erano ricchi di contenuti.  Raffaella Paita, al pari di molti altri colleghi di vari uffici stampa genovesi e liguri (diverse decine), oltre che nazionali, ha presentato una precisa ed ampia documentazione ed aveva perciò i requisiti, richiesti e stabiliti – ripeto e sottolineo – per legge. Legge nazionale, che l'Odg ligure aveva perciò il dovere di applicare. E le leggi, che si condivida o meno il loro contenuto, vanno comunque rispettate.
Tutto ciò è stato scritto in una lettera che, come Odg, abbiamo inviato al direttore di Panorama, chiedendo di pubblicarla quale precisazione all'articolo intitolato “Flop e furbizie di una candidata molto renziana” di pagina 74 nel numero del 14/6/2016.
Credo che questa mia dettagliata spiegazione sgombri il campo da illazioni, sussurri, sospetti, ipotesi talvolta non correlate da documentazione ma che, purtroppo, nel nostro Paese, finiscono con il diventare notizie quando sono, appunto, solo ipotesi o sospetti.
E colgo l'occasione per il “memento” importante che la deontologia professionale dei giornalisti prevede la verifica della notizia e l'ascolto delle eventuali parti in causa. Per questo rispondo doverosamente all'appello personale che mi ha fatto Genova3000.it ed invito tutta la categoria ad usare analoga linea.

Dino Frambati
vice presidente Ordine dei giornalisti ligure

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