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Speranza ed augurio che si superi l’orrore

Dino Frambati

“Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi: siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.

Matteo, insieme agli altri evangelisti, fu giornalista e cronista antesignano. Primo e primi nella storia a narrare il più grande scoop di tutti tempi: Gesù Dio per noi credenti; grande figura esemplare comunque pure per i non credenti o per chi ha diverso credo. E Matteo discepolo di Gesù e non iscritto all'Ordine dei giornalisti solo perché allora non esisteva, se oggi ne avesse in tasca la tessera, racconterebbe allo stesso modo le parole del martire del Calvario. Perché anche ora, trascorsi oltre mille anni, mi pare siamo pecore in mezzo ai lupi perché la brutalità e la violenza del terrorismo, soprattutto in nome di un dio che non può esistere in quanto dio è amore e non odio, ci sta squassando l'anima e mutando la vita. C'è paura; la sento, palpabile tra la gente, me la indicano in molti che temono ormai di spostarsi, viaggiare, andare al ristorante o al supermercato. L'attacco è globale ed è follia, delirio, insensatezza con un finale drammatico, di odio e morte. E quindi la fine di tutto. Lo avevamo scritto parecchio tempo fa che si sottovalutava il malvagio califfo e la sua bandiera nera e che ciò che poteva accadere avrebbe potuto superare persino l'11 settembre. Ma tra dialettiche politiche insensate, strumentalizzazioni, difese d'ufficio a scopo più elettorale che umanitario, frainteso senso di integrazione, disinteresse sui morti ammazzati ogni giorno nei paesi islamici e simili, l'orrore lo abbiamo fatto sbarcare a casa nostra. In Europa, dove minaccia vite umane oltre a simboli millenari di storia e civiltà. Un'Europa preoccupata a manovrare disfatte economiche in nome di teorie professorili astratte e persino errate, oppure a partorire norme idiote ed inutili, piuttosto che a vedere e capire come, appena fuori dai suoi confini, là dove civiltà millenarie ed affascinanti narravano buona parte delle storia dell'uomo, popoli simili ma contrapposti stavano sbranandosi, facendo stragi e morti in quantità tale da perderne il conto. Fazioni opposte, frammiste di fede che tale non è, interessi petroliferi e disattenzione nostra che pensavano ci fossero barriere invalicabili di migliaia di chilometri. E di là è partita solo l'idea perché – si badi bene - ora quella follia medioevale è immigrata qua non da persone che sono arrivate ieri dal Medio Oriente, ma piuttosto da figli nostri, pur partoriti da gente di origini lontane ma cresciuti ed allevati nella casa accanto alla nostra, in periferie disperate ed abbandonate dov'è stato facile fare lavaggi del cervello e convincere che morire ed uccidere è bello e porta in paradiso. Follia perversa per cui ora viviamo giustamente nel terrore, cercando di captare i progetti terroristici, smantellandone i gruppi, controllando ogni sito sensibile. Ma non potremo vivere sempre così e comunque il terrorismo può colpire come, quando e dove vuole perché non ha regole ma soltanto la furbizia di chi odia e si insinua laddove c'è un punto minimamente indifeso. E non si può mettere un poliziotto di controllo ad ogni persona. Ma una soluzione a questo stato orrendo di cose occorre trovarla. Si parla di mutare cultura e bloccare quella del terrore. Giusto, ma ci vuole tempo mentre l'attentatore può agire stasera, domani. Stretti tra miseria incombente causa crisi economica e terrore islamico o pseudo tale, stiamo vivendo un momento atroce in cui è necessario mantenere lucidità ed agire. Ieri ho parlato, nel giro di poco tempo, con amici islamici, ebrei e cattolici di ampia ed importante rappresentatività. Li ho sentiti davvero con l'animo turbato ma con la forte volontà di coesione del mondo civile per imporre la civiltà e non permettere alla barbarie di diventare padrona nel mondo, come lo fu in antichi tempi funesti. Non c'è spazio, in questa sede per disamine politiche e sociali di ciò che sta accadendo o fornire soluzioni tecniche efficaci. Ne dirò ancora nel mio prossimo editoriale in video previsto per martedì prossimo, 29 marzo a Telegenova. Ora posso soltanto auspicare che, cadendo la Pasqua in tale momento storico, dobbiamo viverla come opportunità di speranza che, un mondo che pare smarrito, ritrovi se stesso superando ogni meschinità e piccole cose delle quali ci affliggiamo e disquisiamo. Ora che siamo compressi da economia difficile, soglia di povertà imminente e barbara violenza, forse comprendiamo come ci si debba agitare davanti ai problemi grandi, veri, angoscianti, non alle quisquilie che trasformiamo spesso in tragedie. Terrore e difficoltà economiche diventino opportunità per mutare un'umanità che pare abbia abdicato ad usare il cervello facendolo sostituire da strumenti che lavorano per noi, compreso navigatore, pilota automatico, altro. Ritrovare l'uomo nella sua essenza vera di intelletto e capacità. Migliorare noi stessi per migliorare il mondo è forse la risposta più efficace per combattere crisi e terrorismo.

Dino Frambati 

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