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La "diversa Liguria" di Villa

Alberto Villa (foto da profilo Facebook)

Avremo anche la Liguria di Alberto Villa? L'ha già detto, annunciando la sua candidatura alle primarie

per la presidenza della Regione Liguria: vuole una "diversa Liguria". E nell'ambiente sono subito cominciate le battutine. Perché da alcuni anni ha fatto outing. Ha ammesso di essere un "diverso". Ha partecipato in prima fila alle manifestazioni del Gay pride. L'orgoglio di essere gay.

 Se vincerà (in politica c'è da aspettarsi di tutto) avremo sicuramente una "diversa Liguria". Ha già detto che non ci devono più essere cittadini di serie A e di serie B, vuole anche la liberazione delle droghe leggere: "Su questi temi possiamo diventare un modello", ha spiegato. Un modello di "diversità".

Villa ha ormai 44 anni. Lo conosco da quando era ragazzino, perché giocava a Subbuteo e io ero l'addetto stampa della federazione del calcio a punta di dito. All'epoca si mormorava che la famiglia (i Villa delle piastrelle) l'avesse emarginato per le sue idee "diverse". Devo dire però che nel mondo del Subbuteo non ha mai dimostrato la sua diversità. L'essere gay gli ha invece impedito di diventare presidente dei tifosi del Genoa. Gli hanno dato diverse cariche, ma l'hanno bocciato per la leadership. Il Genoa avrebbe potuto conquistare un altro record: essere la prima società di calcio con un capotifoso gay. Così per anni ha dovuto accontentarsi di essere un gregario, anche se dentro di sé si sentiva un leader.

Naturalmente Alberto Villa era anche appassionato di politica, ma sino all' "amore" per Marta Vincenzi, si era sempre schierato con la destra. Lo ricordo con i giovani di Forza Italia, Lorenzo Zito e Francesco Belsito (non ancora leghista). Per due volte aveva curato la campagna stampa di Sandro Biasotti. Ma quando Biasotti era diventato Governatore, Villa non era stato inserito nel suo staff. Allora si era avvicinato all'Udc. Fu lui a organizzare una grande cena da "Giacomo" per Gianni Cozzi che per volere di Claudio Scajola era stato designato per il collegio 10, che era sempre stato di Alfredo Biondi. E Cozzi venne eletto. Poi un altro "pezzo grosso" dell'Udc, Vittorio Adolfo, lo scelse come suo portaborse.

Fu estromesso dall'Udc quando fece outing. Le sue idee non erano ortodosse: "Su alcune questioni occorre liberarsi dall'ipocrisia e dai falsi moralismi. Io sono cattolico ma cerco di vivere laicamente. Su temi sotterrati come la prostituzione occorre decidere. Che si creino cooperative, che le lavoratrici del sesso paghino le tasse".

Stravedeva per lui Tonino Rocca, che raccontava ai cronisti: "Sino alle 18 c'è un Alberto Villa irreprensibile. Finito il lavoro d'ufficio, fa la sua vita". Da "Giacomo" arrivava spesso con il fidanzato dell'epoca, un bel ragazzo cubano. Diventò di sinistra quando la sindaca Marta Vincenzi si schierò in difesa dei gay. Si avvicinò alla Super-Marta e tra la sorpresa generale ebbe cariche anche nel Partito Democratico, ora fa parte della segreteria provinciale. Grazie alla politica era diventato amministratore unico del trenino Genova-Casella, poi la Vincenzi l'aveva sistemato nell'Amt, dove è tutt'ora (adesso fa l'impiegato, ma è stato anche portavoce del presidente).

La sua scalata alla Regione Liguria ha sorpreso un po' tutti anche all'interno del partito. A cominciare dal segretario regionale Giovanni Lunardon, l'hanno dichiarata "prematura", ma Alberto Villa se n'è infischiato. Va dritto per la sua strada. Si sente in grado di sfidare Raffaella Paita. Si era schierato con Gianni Cuperlo, ma ora è diventato un fan di Matteo Renzi. Lo accusano di essere salito sul carro del vincitore. Ma secondo me, è solo un'azione di disturbo. In questo PD ormai succede di tutto.

 

Elio Domeniconi

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