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Genova-record: senza giornali

Mimmo Angeli

Scomparsi anche il Corriere Mercantile (due secoli di storia) e la Gazzetta del lunedì, Genova ha conquistato un record

(negativo) è l'unica grande città senza giornali. E' rimasto il "Secolo XIX", si dirà, ma non è certo più il giornale dei genovesi, ai quali è rimasto solo il 30%. Presidente è John Elkan, che è anche il presidente de "La Stampa" (e naturalmente della Fiat). Il giornale viene stampato a Torino, la moderna tipografia di San Biagio è diventata una cattedrale nel deserto. E direttore editoriale è Mario Calabresi, che dirige il giornale di Torino. Ora è lui che detta la linea.
Un tempo Genova poteva considerarsi la capitale del giornalismo, ed era nata qui la prima scuola di giornalismo, fondata dal direttore della sede Ansa Gaetano Fusaroli, una scuola che ha lanciato tanti giovani che hanno poi fatto carriera.
Al lunedì si poteva scegliere tra il Corriere del pomeriggio - dirigeva i servizi sportivi il leggendario Renzo Bidone - Il Piccolo, molto apprezzata la disegnata di Nino Gotta e la Gazzetta del lunedì, apprezzata soprattutto per i fondi politici di Italo Sulliotti, che si firmava Kronos. Per un po' c'è stato anche Il lunedì. edito in cooperativa.
Durante la settimana i socialisti Psi potevano acquistare Il Lavoro, che ha avuto come direttore anche Sandro Pertini (ora è un inserto di "Repubblica") i comunisti PCI leggevano l'edizione ligure de L'Unità (tra i direttori Gelasio Adamoli e Aldo Tortorella), i liberali del PLI erano affezionati al Secolo XIX diretto dal liberale Umberto Vittorio Cavassa (fu Piero Ottone a spostarlo a sinistra). Gli industriali avevano dato vita prima al Corriere del popolo e poi al Corriere della Liguria. I cattolici avevano Il Nuovo Cittadino, il potente quotidiano della Curia (che il cardinale Tarcisio Bertone tentò invano di far rivivere, quando venne nominato arcivescovo di Genova.
C'era un giornale del pomeriggio, appunto il Corriere Mercantile. E si trovavano Il Genovese, di Gino Magno, e Genova notte, di Michele Dell'Olio, Lespine.
Appena tornato a Genova Cesare Lanza aveva fondato Il Buongiorno, nato come giornale del lunedì e poi trasformato in rotocalco (nell'edizione dedicata al porto scoprì il giovane Aldo Spinelli). Tanti i rotocalchi: da quello fondato da Gigi Gia, da Genova di Andrea Bruni-Berti e Paolo Zerbini, a Genova Zena di Walter Cherchi (che lanciò Martina Maltagliati, ora a Rete Quattro nell'equipe dei delitti incompiuti, guidata da Siria Magri, la moglie di Giovanni Toti).
Luigi Vassallo convinse Indro Montanelli a varare l'edizione genovese de Il Giornale e gli trovò i finanziatori. Marco Benedetto, diventato amministratore delegato, aveva una villa a Santa Margherita e varò un'edizione de La Stampa dedicata soprattutto al Tigullio.
Insomma, tante iniziative, e tutte interessanti. E all'edicola non c'era che l'imbarazzo della scelta.
A poco alla volta, queste testate sono scomparse tutte. E' rimasto solo il Secolo XIX, che però al 70% è diventato torinese. Come si può quindi parlare di rinascita, se Genova non ha più  nemmeno un proprio giornale? Tanto per fare un paragone, a Livorno, hanno Il Tirreno (ci lavora il genovese Danilo D'Anna) a Pavia hanno la Provincia Pavese (con il sammargheritese Paolo Fizzarotti, che scrive per la famosa casalinga di Voghera). Insomma, per quanto riguarda l'editoria, siamo inferiori a Livorno e Pavia.
Dobbiamo prenderne atto, la realtà è questa.

Elio Domeniconi

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