La Sampdoria domina a lungo ma è il Palermo a calare il tris
La formazione blucerchiata scesa in campo a Palermo (foto Facebook Sampdoria)
PALERMO - SAMPDORIA 3 – 1
La Sampdoria infligge una lezione di gioco allo strombazzato Palermo, ma paga a caro prezzo qualche distrazione difensiva e l’assoluta sterilità in avanti. Il 3-1 finale cozza contro la logica di una gara dominata a lungo dai blucerchiati, in netto progresso e meritevoli almeno del pareggio.
Mister Corradi ha gli uomini contati e si affida ad Insigne, mai prima d’oggi in campo, lasciando fuori Begic. Obbligate le altre scelte, in mezzo e in avanti. Partenza a razzo degli ospiti, che con Sinani sfiorano i pali di Perin. Alla prima sortita in avanti, i rosanero passano in vantaggio: è l’ex Augello da sinistra a crossare, Pohjanpalo non ci arriva ma alle sue spalle sbuca Strefezza, che al volo infila nonostante il tentativo di parata di Vindahl, non impeccabile.
La sfida prosegue con ritmi piuttosto bassi e i blucerchiati lamentano qualche decisione arbitrale sfavorevole. Dopo un rasoterra impreciso di Henderson e una bordata di Insigne rintuzzata da Perin, reagiscono i siciliani con Johnsen, che dapprima calcia fuori e poi si lascia ipnotizzare da Vindahl.
Gli isolani, in teoria i più attrezzati del campionato, non incantano ma al 33° raddoppiano: su una rimessa laterale indirizzata in area, Di Pardo inzucca all’indietro servendo involontariamente Popjanpalo, bravo a girarsi e a segnare di prepotenza. La risposta doriana a fine tempo è affidata a Henderson, ma Perin blocca.
La ripresa parte con la Samp decisa a rimontare. Corradi al 53° inserisce Begic, ma non al posto di Insigne, bensì per Sinani, piuttosto stanco. Blucerchiati vivi e padroni del campo, come attesta una staffilata da oltre 25 metri di Henderson che sibila a mezzo metro dal palo. Il Palermo è sempre più in difficoltà e al 58° su passaggio all’indietro suicida di Pierozzi, Tutino (senz’altro il meno brillante e concreto del Doria) ha la palla del 2-1 ma riesce a farsela parare in tuffo da Perin.
Il monologo blucerchiato viene premiato al 63° quando Tutino (finalmente efficace) serve in corridoio Verschaeren, che supera l’uscente Perin con un astuto pallonetto: traversa piena, ma sul rimbalzo Insigne è pronto a incastrare la sfera all’incrocio. Sette minuti più tardi Corradi esclude Insigne, rimasto in campo più del previsto, e lo sostituisce con Abildgaard e poco più tardi tocca al giovane Mezzotero (la sola punta in panca) avvicendare lo sfinito Verschaeren, autore comunque di una prova pregevole: la sua intesa con Insigne è una promessa di spettacolo in prospettiva.
La Samp ci prova ancora con Begic (alto di poco) ma affiora la stanchezza e Vindahl, dopo essersi opposto a Johnsen, compie un miracolo all’87° volando ad intercettare un’imperiosa incornata di Gabrielloni. Al quarto dei 5 minuti di recupero, ecco il terzo gol rosanero, che davvero umilia ben oltre i presunti demeriti una Samp coraggiosa e in palla: Johnsen da sinistra indirizza al centro, velo di Vavassori e rasoiata imprendibile dal limite di Palumbo.
Il punteggio finale fa torto alla Samp, che sconta il numero spropositato di assenze e la conseguente impossibilità a sfruttare i cambi in corso d’opera. La classifica è paurosa, ma questa squadra, vivacizzata dalla classe di Insigne, saprà riemergere presto dai bassifondi.
Pierluigi Gambino
