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Cultura

Campari tra arte e impresa chiude il ciclo di incontri della mostra 'Un altro Futurismo'

Super User 10 Giugno 2026 184 Visite

 

Si avvia alla conclusione il calendario di eventi collaterali della mostra “Un altro Futurismo”. L’avanguardia degli anni Venti e Trenta e il dialogo con la Liguria, ospitata a Palazzo della Meridiana, di salita San Francesco 4 a Genova, e visitabile fino al 12 luglio 2026. Lunedì 15 giugno alle ore 18 è in programma l’incontro “Campari: una storia tra arte e impresa. Immaginari moderni e parole in libertà”, realizzato in collaborazione con Galleria Campari.

L’appuntamento offrirà al pubblico un approfondimento sul rapporto tra creatività, comunicazione e cultura d’impresa attraverso una delle esperienze più significative del Novecento italiano. Il percorso racconterà l’evoluzione dell’identità visiva di Campari, da sempre legata alla collaborazione con artisti e designer capaci di interpretare e rinnovare il linguaggio del marchio.

Particolare attenzione sarà dedicata alla figura di Fortunato Depero, protagonista del Futurismo e autore di alcune delle più celebri campagne pubblicitarie dell’azienda. Manifesti, bozzetti e sperimentazioni grafiche testimoniano infatti come arte e industria abbiano saputo dialogare dando vita a un’estetica innovativa e moderna.

L’incontro conclude il ciclo di approfondimenti che ha accompagnato la mostra dopo gli interventi dello storico dell’arte Matteo Fochessati e della curatrice Simona Bartolena, confermando la vocazione di Palazzo della Meridiana come luogo di confronto culturale e divulgazione.

La rassegna espositiva propone una lettura originale del Futurismo degli anni Venti e Trenta, con focus sull’aeropittura, sulle arti applicate e sul legame con la Liguria, territorio che ebbe un ruolo centrale nella diffusione del movimento. Nel biglietto della mostra è compreso un evento collaterale; il singolo incontro ha un costo di 5 euro.

Prenotazione consigliata: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  - tel. 010 2541996.

Sestri Levante, premiati i vincitori del concorso dedicato alla fiaba e alla creatività

Super User 06 Giugno 2026 189 Visite

 

Si è chiusa con una partecipata cerimonia di premiazione la 59ª edizione del Premio Andersen - Baia delle Favole, storico concorso internazionale dedicato alla fiaba e alla creatività, che da quasi sessant’anni richiama autori, scuole, illustratori e appassionati di scrittura per ragazzi da tutta Italia e dall’estero.

L’edizione 2026 ha registrato numeri record, con centinaia di fiabe arrivate da ogni regione e da diversi Paesi, confermando la vitalità di una manifestazione che continua a promuovere la narrazione, l’immaginazione e i valori universali della letteratura per l’infanzia. La cerimonia ha visto una straordinaria partecipazione di bambini, famiglie e appassionati, trasformando Sestri Levante in un palcoscenico di storie, colori e creatività.

«Ogni anno il Premio Andersen dimostra quanto sia importante coltivare la fantasia e il senso della comunità fin dalla più tenera età – ha dichiarato Maura Caleffi, Assessore alla Cultura del Comune di Sestri Levante – Vedere bambini, famiglie e insegnanti così coinvolti ci ricorda che le fiabe non sono solo racconti, ma strumenti educativi e di crescita. Questa edizione ha superato ogni aspettativa, confermando Sestri Levante come un punto di riferimento nazionale per la letteratura per l’infanzia».

I vincitori della 59ª edizione

- Sezione Piccini: Scuola dell’Infanzia “Traso” dell’Istituto Comprensivo Valtrebbia di Torriglia (Genova) con Il castello di nessuno, premiata per la capacità di raccontare va-lori come cura, amicizia e solidarietà attraverso una struttura narrativa sorprendente-mente matura. Segnalata: Sette Ranger per il bosco del Gruppo “Aquile” dell’Istituto Comunale Monsignore Pietro Zerbi di Saronno.

- Sezione Bambini: Istituto Comprensivo Antonio De Curtis di Palma Campania (Napoli) con La bussola dei desideri, storia delicata sul tema della perdita e della memoria vista attraverso lo sguardo di una bambina. Segnalata: Il super potere di Ricciosauro della Scuola Primaria Rosaria Carriera di Roma.

- Sezione Ragazzi: Giovanna Anna Ferrante di Crecchio (Chieti) con Il cielo di Lila, fiaba che celebra il valore delle parole, della condivisione e della gentilezza. Segnalata: Il viaggio di Matteo del Plesso Marconi dell’Istituto Comprensivo “Grazie Tavernelle” di Ancona.

- Sezione Adulti: Michela Guidi di Rimini con Le storie di Étymos, racconto originale che riflette sul potere e sull’origine delle parole attraverso il dialogo tra un dizionario e i vocaboli che custodisce. Segnalata: La bambina che cuciva le parole di Majla Fadda di La Maddalena.

- Sezione Fiaba Straniera: Vasil Vasilev di Sofia (Bulgaria) con The Tree and the Butterfly (L’albero e la farfalla), storia intensa di amore e rinascita. Segnalata: Old Man’s Beard (Barba di vecchio) di Anthony Joseph Bracuti di Eastbourne, Regno Unito.

- Sezione Illustratori: Martina Pizzaferri di Rapallo con Il paguro (s)fortunato, opera che affronta temi ambientali e di tutela del Mediterraneo attraverso un linguaggio visivo fiabesco e coinvolgente. Segnalata: Martin e l’albero dei mille colori di Sabrina Casapie-ri e Caterina Siciliano.

 

Il Trofeo Baia delle Favole

Il prestigioso Trofeo Baia delle Favole è stato assegnato a Elga Rosanna Pappalardo di Vanzaghello (Milano) per la fiaba Sky e le voci del bush, ambientata nella terra di Arnhem, in Australia, capace di intrecciare mito aborigeno, ricerca delle proprie radici e forza evocativa della natura.

Premio Sestri Levante – Letteratura, Arte e Scienze

Durante la cerimonia è stato conferito anche il Premio Sestri Levante – Letteratura, Arte e Scienze a Paola Rodari, figura di riferimento nella comunicazione scientifica italiana e internazionale, per il suo contributo alla divulgazione della scienza, alla progettazione di science centre e laboratori didattici, e alla promozione della cultura scientifica attraverso iniziative, festival e pubblicazioni.

“Oggi festeggiamo le fiabe vincitrici, ma anche il percorso che le ha portate fin qui”, dichiara la Presidente di Giuria del Premio, la scrittrice Nadia Terranova, che prosegue: “Questa cerimonia conclude un viaggio di scrittura e lettura che ha unito autori e giurati in una stessa avventura: il gioco serio e appassionante dell'immaginazione e della narrazione.”

La “giuria tecnica” del Premio, presieduta dal professore e scrittore, Enrico Rovegno, è composta da: Maria Grazia Adano, insegnante; Maria Franca Bacigalupo, insegnante; Elisabetta Biggio, insegnante e pedagogista; Federica Brugnoli, insegnante; Paolo Della Sala, scrittore; Goffredo Feretto, editore, Adelia Gandolfo, membro rappresentante famiglia David Bixio e Caterina Lerici, insegnante.

Mentre la “giuria artistica” è composta da: Stefano Biglia, illustratore; Antonio Bozzo, giornalista; Severino Colombo, giornalista; Isabella Christina Felline, autrice di libri per l’infanzia; Roberto Gianotti, giornalista; Alessandro Macchiavello, fumettista; Pierantonio Zannoni, giornalista e Silvana Zanovello, giornalista

Erano presenti, oltre al Sindaco e all'Amministrazione comunale di Sestri Levante, la Consigliera regionale Lilli Lauro, il Consigliere di Città Metropolitana Albino Armanino e l'Assessore alla Cultura del Comune di Lavagna Chiara Oneto.

Con la conclusione della 59ª edizione, il Premio Andersen – Baia delle Favole conferma il proprio ruolo di riferimento nel panorama culturale nazionale e internazionale, continuando a promuovere il valore della narrazione, dell’immaginazione e della creatività come strumenti di crescita, dialogo e conoscenza.

I 20 anni dei Rolli nel Patrimonio Unesco nell’analisi di Francesco Gastaldi

Super User 02 Giugno 2026 469 Visite

 

Il 16 luglio del 2006 rappresenta una data importante nella storia recente di Genova. In quel giorno di vent'anni fa, l'area denominata “Genova: le Strade nuove e il sistema dei palazzi dei Rolli” veniva ufficialmente iscritta nella prestigiosa lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO.

La decisione fu presa dalla speciale commissione UNESCO riunita a Vilnius, in Lituania, che inserì il sito nel registro globale sotto il numero identificativo 1211. Il riconoscimento andò a premiare l'impianto urbano delle Strade Nuove insieme a 42 dei 163 palazzi nobiliari storicamente iscritti in almeno una delle cinque liste ufficiali della Repubblica di Genova (i celebri Rolli degli anni 1576, 1588, 1599, 1614 e 1644), minuziosamente studiati e censiti dallo storico Ennio Poleggi.

A ricordare l'importanza di questa ricorrenza è Francesco Gastaldi, docente di Urbanistica a Venezia e profondo studioso delle trasformazioni urbane delle città. Secondo il docente, questi vent'anni sono stati importanti per il capoluogo ligure, un periodo intenso in cui si sono susseguiti numerosi e significativi interventi di restauro e riqualificazione sul sistema delle strade e dei principali palazzi aristocratici.

“La progressiva valorizzazione del centro storico - dice Gastaldi - ha portato con sé numerose forme di valorizzazione turistica, culturale e di rigenerazione urbana. Oggi il centro storico è una meta riconosciuta grazie agli sforzi del 2001 (anno del G8) e 2004 (Genova città capitale Europea della Cultura) e numerose pedonalizzazioni avviate in quegli anni”. 

L'attuale configurazione del cuore di Genova è dunque il frutto di una visione strategica nata a cavallo del nuovo millennio e consolidatasi con il sigillo dell'UNESCO. Una data da ricordare e da considerare fondamentale, che continua a ridefinire l'identità e l'attrattività internazionale della città.

Ritanna Armeni ha vinto il Premio letterario nazionale per la donna scrittrice

Super User 31 Maggio 2026 337 Visite

 

Si è conclusa a Palazzo Ducale, la 40ª edizione del Premio letterario nazionale per la donna scrittrice, che dal 1985 promuove, valorizza e racconta le voci più significative della produzione letteraria femminile in Italia.

A iscrivere il proprio nome in un albo d’oro che conta ormai oltre 200 autrici, è stata Ritanna Armeni, autrice di “A Roma non ci sono le montagne” (Ponte Alle Grazie).

Il verdetto è arrivato grazie al voto congiunto della giuria tecnica - composta da Francesco De Nicola (Presidente), Maria Pia Ammirati, Mario Baudino, Luigi Mascheroni, Ermanno Paccagnini, Sara Rattaro, Raffaella Romagnolo, Mirella Serri, Camilla Tagliabue e Pier Antonio Zannoni - e della giuria popolare formata da 30 lettori selezionati dal Comune di Genova.

Sul podio anche Veronica Raimo con “Non scrivere di me” (Einaudi) e Chiara Francini con “Le querce non fanno limoni” (Rizzoli), che si sono classificate rispettivamente al secondo e al terzo posto.

«Quarant’anni di storia e di successi rappresentano un traguardo straordinario per questo Premio, e per Genova è un vero piacere essere diventata la casa di una manifestazione così prestigiosa – ha commentato l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari -  Celebrare la scrittura delle donne e dare spazio a queste straordinarie autrici significa arricchire il patrimonio intellettuale di tutti noi, offrendo alla cittadinanza e al pubblico uno sguardo per interpretare le complessità del nostro tempo. Voglio rivolgere i miei più sentiti complimenti alla vincitrice di questa storica edizione e a tutte le straordinarie finaliste che hanno arricchito il concorso. Un plauso altrettanto caloroso va alla vincitrice del Premio digital storyteller, che ha saputo trasformare le nuove piattaforme digitali in spazi di condivisione culturale, dimostrando come la passione per i libri possa trovare strade sempre nuove e coinvolgenti per arrivare al cuore dei lettori di oggi e di domani».

Durante la cerimonia di premiazione, condotta da Roberta Capua, sono stati consegnati anche i riconoscimenti collaterali già assegnati dalla giuria tecnica: il Premio opera prima a Paola Antonia Tasca per Sarebbe bellissimo (Mondadori) e il Premio speciale della giuria a Rosa Matteucci per Cartagloria (Adelphi).

Grande entusiasmo per la novità di quest'anno: il Premio digital storyteller – Premio città di Genova per la divulgazione letteraria femminile, nato per valorizzare il racconto della narrativa delle donne attraverso i social media.

Ad aggiudicarsi il premio come booktoker più votata dal pubblico online è stata Noemi Gallo con il video sull’opera “Il libro bianco” di Han Kang.  Hanno accompagnato la serata le letture dell’attore Igor Chierici e l’intermezzo 2 giugno 1946 · Le donne al voto, che ha celebrato l’anniversario del suffragio femminile in Italia. Alessandro Ferraro ha letto cinque testimonianze di grandi scrittrici (Sibilla Aleramo, Maria Bellonci, Anna Banti, Paola Masino e Alba De Céspedes) che hanno raccontato la loro prima esperienza al seggio.

I momenti letterari sono stati intervallati dalle esecuzioni musicali di Eliano Calamaro al violino e Andrea Calamaro alla chitarra.

Michele Mari vince il Premio Strega Giovani: il trionfo de “I convitati di pietra” a Genova

Super User 27 Maggio 2026 475 Visite

 

La tredicesima edizione del Premio Strega Giovani ha il suo vincitore. È Michele Mari che, con il suo romanzo “I convitati di pietra” (edito da Einaudi), ha conquistato il gradino più alto del podio. L'annuncio ufficiale è arrivato a Genova, nella cornice del PalaCep Pianacci, durante un evento condotto da Loredana Lipperini e patrocinato dalla Camera dei Deputati e dal Comune di Genova.

Nella recensione del libro si legge: “La narrazione diventa metafora di una lotta darwiniana mascherata da rito borghese – una classe liceale che cristallizza il proprio legame non nel sentimento, ma in una "riffa della morte" – costruendo un sistema in cui l'Altro è ridotto a variabile economica e il tempo un countdown verso un'accumulazione di capitale che nessuno potrà realmente abitare. L'opera si offre come una riflessione intensa sulla crisi dell'identità collettiva e sulla memoria come spazio di contesa spietata. Il significato profondo risiede nella constatazione che l'unico "tempo ritrovato" è quello di un'aula scolastica che continua a proiettare le sue ombre sul futuro”.

Il romanzo di Mari ha ottenuto ben 83 preferenze su un totale di 579 espresse da una giuria d'eccezione: ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni provenienti da 114 scuole secondarie di secondo grado, distribuite sia sul territorio nazionale sia all'estero. Sul podio, insieme al vincitore, si sono piazzati Marco Vichi con Occhi di bambina (Guanda), secondo con 74 voti, e Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), terza a quota 65 preferenze. Grazie a questo posizionamento, tutti e tre i libri riceveranno un voto valido per la designazione dei finalisti del Premio Strega maggiore. 

La manifestazione, promossa dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti Benevento, ha visto la partecipazione di numerose autorità, tra cui la sindaca di Genova Silvia Salis, che ha annunciato il vincitore, l'assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari, il direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi e il presidente di Strega Alberti Giuseppe D’Avino. 

Accanto al premio principale, la giornata ha celebrato anche le eccellenze della critica giovanile e della scrittura creativa. Giuseppe La Boria, direttore regionale Liguria Piemonte di BPER Banca, ha consegnato il Premio Strega Giovani per la migliore recensione a Brando Mazzella, studente dell’ISS Cristofaro Mennella di Ischia. Il suo testo, scelto tra oltre 300 elaborati, analizza l'opera di Mari definendola come la metafora di "una lotta darwiniana mascherata da rito borghese", in cui la scuola diventa lo spazio in cui "l'unico tempo ritrovato proietta le sue ombre sul futuro". Il giovane si è aggiudicato un buono libri del valore di 500 euro.

Infine, l'evento ha fatto da palco alla consegna del Premio Leggiamoci 2026, nato dall'omonima piattaforma che consente agli studenti tra i 13 e i 19 anni di condividere la propria passione per la lettura. Il progetto, promosso dalla Fondazione Bellonci e dal Centro per il libro e la lettura, ha visto trionfare Anna Ricchieri del Liceo Ludovico Ariosto di Ferrara. Il suo racconto, intitolato Patrick, è stato premiato per l'intensità delle sue tematiche e si apre con un incipit fulminante: "Incredibile come fu la morte a rivelarsi la più grande occasione per riflettere sulla vita". La vincitrice, annunciata da Rossella Pace, avrà l'opportunità di frequentare un corso di scrittura offerto da BPER Banca.

Palazzo della Meridiana celebra la storia dell’orologeria con una lectio di Marisa Addomine

Super User 27 Maggio 2026 451 Visite

 

Giovedì 28 maggio, alle ore 18:00, Palazzo della Meridiana - Salita San Francesco 4, Genova - ospita un’anteprima d’eccezione per il Festival Valle del Tempo, la rassegna culturale diffusa che si svolgerà tra il 25 settembre e il 4 ottobre.

L’evento si aprirà con i saluti istituzionali della Regione, della Città Metropolitana e dei sindaci di Uscio, Avegno e Recco, per poi lasciare la parola a Caterina Viziano (Amici di Palazzo della Meridiana) e a Riccardo Francesco Grozio, direttore del festival, che presenterà il ricco programma di questa edizione focalizzata sulla valorizzazione del territorio e della sua identità attraverso la dimensione del tempo.

Il momento centrale sarà la lectio magistralis di Marisa Addomine, una delle massime esperte mondiali di orologeria. Laureata in Ingegneria elettronica, con un dottorato in corso al Warburg Institute di Londra e oltre 200 pubblicazioni all’attivo, Addomine guiderà il pubblico in un affascinante viaggio lungo otto secoli di arte dell’orologeria meccanica.

L'incontro analizzerà straordinari e costosi capolavori del passato: oggetti unici, "da re", capaci di incarnare l’eterna illusione umana di poter dominare e possedere il tempo. Tra i grandi meriti della studiosa spicca anche la guida del team di ricerca che ha portato alla scoperta dell'orologio da torre più antico del mondo, tuttora sopravvissuto a Chioggia.

È consigliata la prenotazione: mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , tel. 0102541996

Genova, “L’Invasione dell’UltrArte” torna nel centro storico dal 27 al 30 maggio

Super User 27 Maggio 2026 535 Visite

 

Da mercoledì 27 a sabato 30 maggio il centro storico di Genova si trasforma nuovamente in una grande pinacoteca diffusa grazie alla terza edizione de “L’Invasione dell’UltrArte”, il progetto artistico promosso dall’Aps Passo Blu Iac in collaborazione con il Civ Luccoli. Dopo il successo delle precedenti edizioni, la manifestazione amplia ancora il proprio percorso coinvolgendo via Luccoli, vico della Casana e via XXV Aprile in un itinerario gratuito dedicato all’arte contemporanea.

Saranno 37 gli artisti protagonisti dell’edizione 2026, chiamati a confrontarsi con il tema del rapporto tra sacro e profano attraverso linguaggi differenti: pittura, fotografia, collage, video, scultura e installazioni. Le opere saranno ospitate nelle vetrine e negli spazi storici del quartiere, creando un dialogo diretto tra ricerca artistica e tessuto urbano.

Tra gli ospiti speciali figurano Giannetto Fieschi, presente grazie alla collaborazione con l’Archivio Fieschi, Corrado Bonomi e Luca Tardito, al quale sarà dedicato un omaggio speciale dopo la recente scomparsa. L’eventuale ricavato della vendita delle opere di Tardito sarà devoluto all’Ospedale Gaslini. 

«Un evento che immerge l’arte contemporanea nel patrimonio artistico del centro storico», sottolinea Francesca Recine, presidente del Civ Luccoli, evidenziando il valore culturale e sociale dell’iniziativa. Dello stesso avviso anche Federica Barcellona, presidente di Passo Blu, che definisce l’arte «uno degli ultimi luoghi di libertà totale».

Il programma si aprirà il 27 maggio alle 11 con l’inaugurazione ufficiale lungo via Luccoli e il disvelamento delle opere. Giovedì 28 maggio piazza San Matteo ospiterà due performance gratuite: alle 16.30 “Good Gold Days” dell’artista portoghese Anja Calas e, alle 18.30, “Corpo in bianco” di Performer Espressione Applicata.

La chiusura è prevista sabato 30 maggio con l’“ArTour”, visita guidata alle installazioni insieme agli artisti. Tre installazioni multimediali saranno inoltre allestite negli androni storici di Palazzo De Mari, Palazzo della Fontana e nella nuova sede di Passo Blu in piazzetta Tavarone.

La presentazione a Palazzo Tursi

Antonio Scurati chiude a Palazzo Ducale il suo ciclo narrativo dedicato a Mussolini

Super User 22 Maggio 2026 401 Visite

 

Sarà Antonio Scurati il protagonista del nuovo appuntamento di “Un Palazzo di libri”, la rassegna culturale ospitata a Palazzo Ducale. Lo scrittore sarà ospite lunedì 25 maggio alle ore 18.30 nella Sala del Maggior Consiglio per presentare “M. La fine e il principio”, il volume pubblicato da Bompiani che conclude il grande progetto narrativo dedicato a Benito Mussolini e al fascismo italiano. A dialogare con l’autore saranno Margherita Rubino e Luca Ubaldeschi.

Con questo quinto capitolo, uscito simbolicamente nell’anniversario della Liberazione, Scurati porta a compimento uno dei progetti letterari italiani più rilevanti degli ultimi anni. “M. La fine e il principio” segue gli ultimi passaggi del regime fascista: dalla deposizione di Mussolini da parte del Gran Consiglio fino alla Repubblica di Salò e ai mesi drammatici della guerra civile. Un racconto costruito attraverso documenti, memorie e fonti storiche che intreccia rigore della ricerca e forza narrativa. 

Scrittore, saggista e docente presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, Antonio Scurati ha affiancato all’attività accademica una lunga produzione letteraria e civile. Tra i suoi libri più noti figurano “Il sopravvissuto”, vincitore del Premio Campiello, “Il padre infedele”, finalista al Premio Strega, e “La guerra. Il grande racconto delle armi da Omero ai giorni nostri”, pubblicato nel 2022 e dedicato al tema universale del conflitto.

La serie iniziata con “M. Il figlio del secolo”, Premio Strega 2019, ha conquistato migliaia di lettori grazie alla capacità di trasformare la storia del Novecento in un grande romanzo collettivo. I successivi volumi – “L’uomo della provvidenza”, “Gli ultimi giorni dell’Europa” e “L’ora del destino” – hanno accompagnato il pubblico attraverso l’ascesa e il declino del fascismo fino all’epilogo raccontato nell’ultimo libro.

L’incontro rientra nel ciclo “Un Palazzo di libri”, curato da Nadia Terranova ed Elisabetta Pozzi con il contributo di BPER Banca. L’ingresso è gratuito ed è prevista la traduzione in LIS, Lingua dei Segni Italiana. La rassegna proseguirà a giugno con gli appuntamenti dedicati a Dacia Maraini e Viola Ardone.

All’hotel Capitolo Riviera presentata la nuova collezione firmata dalla galleria Satura

Super User 22 Maggio 2026 424 Visite

 

Si è svolta ieri con grande partecipazione la serata evento organizzata all’hotel Capitolo Riviera in occasione del rinnovo della collezione artistica ospitata all’interno della struttura. Un appuntamento pensato come momento di incontro e condivisione, dedicato all’arte contemporanea e al dialogo tra linguaggi espressivi differenti, che ha richiamato ospiti, appassionati e protagonisti del panorama culturale cittadino. Presente una nutrita rappresentanza delle istituzioni: Simona Ferro, vicepresidente della Regione Liguria; Claudio Villa, presidente del Consiglio comunale di Genova; Donatella Alfonso, consigliera comunale; Federico Bogliolo, presidente del Municipio Levante.

L’iniziativa ha offerto l’opportunità di scoprire il nuovo percorso espositivo curato da Satura, trasformando gli spazi dell’hotel in un ambiente immersivo dove estetica, design e ricerca artistica convivono in perfetto equilibrio. Tema centrale del progetto curatoriale è il “Black & White”, omaggio alla forza evocativa del contrasto tra bianco e nero, capace di ridefinire l’identità visiva degli ambienti e valorizzare le icone di design presenti nella struttura, dalle sedute Cassina alle lampade di Castiglioni, in armonia con gli interni progettati dallo studio Parisotto + Formenton & Partners. 

A firmare la mostra è Mario Napoli, titolare di Satura Palazzo Stella, che conferma il proprio ruolo di art advisor e talent scout attraverso una selezione di artisti capaci di interpretare l’anima contemporanea dell’hotel. Una collaborazione nata dal rapporto di fiducia instaurato sin dall’apertura con Paolo Doragrossa, socio e gestore di Capitolo Riviera. 

L’allestimento mette in dialogo poetiche differenti: dalle stratificazioni pittoriche di Scarella, dove il colore si trasforma in trama pulsante e materica, alle opere di Stefano Grondona, che attraverso l’intaglio di cartoncini montati in sequenza costruisce immagini di rigorosa precisione e forte impatto concettuale. A completare il percorso è il lavoro informale di Maurizio Forno, capace di creare una continuità visiva tra gli interni dell’hotel e il verde del parco di Nervi.

Accanto alla dimensione pittorica trova spazio anche quella scultorea con le opere di Elisa Corsini, Véronique Massenet e Kimsungil, artisti che esplorano il rapporto tra vuoto e pieno trasformando la materia in energia dinamica.

Momento centrale della serata è stata la performance live di Erick Centeno, che ha realizzato un’opera in tempo reale davanti al pubblico, sintetizzando il senso più autentico dell’intero progetto: l’arte come esperienza viva, capace di trasformare gli spazi e creare relazione. Un evento che ha celebrato non solo la cultura e la creatività contemporanea, ma anche il valore delle collaborazioni virtuose che nascono sul territorio.

L’arte di Andrea Roggi arriva a Genova: in piazza De Ferrari tagliato il nastro per Mare Nostrum

Super User 20 Maggio 2026 352 Visite

 

Piazza De Ferrari si trasforma in un palcoscenico d’arte a cielo aperto, con l’esposizione en plein air delle opere dello scultore Andrea Roggi, che segna ufficialmente l’inizio della seconda tappa di Mare Nostrum. Il progetto, inserito nel palinsesto di Ligyes 2026, propone un percorso scultoreo che intreccia materia, luce e paesaggio, conducendo lo spettatore lungo una rotta ideale che unisce l'intera Liguria. 

Dopo l’esordio a Portofino, le sculture monumentali di Roggi — alberi che affondano le radici nella memoria e nella terra e sfere che si aprono verso il cielo — dialogheranno con gli spazi più simbolici del capoluogo ligure, trasformando l’ambiente urbano in un luogo di riflessione sulla storia e sull'identità del Mediterraneo. 

«L’arrivo delle opere di Andrea Roggi in piazza De Ferrari, al Porto antico, in piazza Fontane Marose e nella stazione Brignole rappresenta un’importante occasione per riflettere sul legame indissolubile tra Genova, il suo mare, la sfera della natura e del paesaggio attraverso il linguaggio della scultura contemporanea – commenta l’assessore alla Cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari – Questo progetto, che si inserisce coerentemente nel dinamismo culturale e artistico che la nostra città sta vivendo, dimostra come lo spazio pubblico possa diventare un luogo di incontro spontaneo tra arte, cittadini e visitatori. Accogliere il progetto Mare Nostrum significa non solo valorizzare il talento di un importante artista, ma anche ribadire il ruolo di Genova come capofila di una rete territoriale che sa fare del sostegno alla produzione artistica contemporanea un valore condiviso e un volano di promozione internazionale, nel segno del coinvolgimento dello spazio pubblico e del territorio». 

«Il percorso espositivo Mare Nostrum arriva a Genova nella sua seconda tappa, dopo il grande successo riscontrato nell'atto inaugurale di Portofino - spiega la vicepresidente di Regione Liguria con delega alla Cultura e Spettacolo Simona Ferro - Siamo lieti di accogliere le opere del maestro Andrea Roggi nel centro cittadino genovese, seguendo un approccio innovativo e originale che permette all'arte di dialogare con il tessuto urbano più vivo del capoluogo ligure. Questo progetto itinerante ha il merito di valorizzare e unire tutto il nostro territorio, da Levante a Ponente, attraverso sculture monumentali che mettono in luce il nostro legame con il mare e avvicinano passato e futuro, tradizione e identità. Regione Liguria sostiene convintamente questa iniziativa che evidenza una volta di più quanto sia ampio e variegato il nostro patrimonio artistico e culturale».

Con Mare Nostrum, Andrea Roggi evoca il mare come spazio di contatto tra popoli e culture. In Liguria, questo dialogo trova una declinazione unica, dove il respiro antico di Genova si raccorda alla dolcezza di Alassio e al fascino di Portofino.

«Essere giunti alla realizzazione di questa esposizione rappresenta per me un momento importante - afferma l’artista Andrea Roggi - perché segna la naturale continuità di un percorso artistico già avviato con Terra Mater, che oggi trova un nuovo sviluppo nel progetto Mare Nostrum. In questo dialogo tra elementi, scultura e natura si crea un connubio profondo che trova nella Liguria e nelle città che accolgono la mostra un luogo ideale per esprimersi. Desidero ringraziare la città di Genova per aver accolto e sostenuto questa esposizione, insieme a Ligyes, alla città di Alassio e alla Galleria Ravagnan, con cui porto avanti un rapporto di stima e collaborazione che rende possibile la realizzazione di progetti culturali di questa portata. Il dialogo con l’elemento dell’acqua e del mare diventa così il filo conduttore di un viaggio che prende avvio in Liguria e proseguirà in Sardegna, aprendo un nuovo scenario di connessione artistica e culturale nel cuore del Mediterraneo». 

Il progetto gode del sostegno di una solida collaborazione tra istituzioni e privati, volta a rafforzare il richiamo della regione come crocevia d'arte e futuro.

«Con la Galleria Ravagnan e Ligyes_Alassio Genova Cultura Fest oggi assistiamo alla seconda tappa del progetto Mare Nostrum. Questa rassegna estiva ha molteplici anime – dichiara Marco Melgrati, sindaco di Alassio – L’arte è una delle pagine importanti che hanno contribuito a portare il nome di questa rassegna culturale da locale a nazionale. Dopo Portofino e Genova, ultima tappa di Mare Nostrum sarà proprio ad Alassio, dal 6 giugno al 30 novembre». 

«Siamo felici di tornare a Genova, dopo il grande successo della mostra di Bruno Catalano nel 2024, con un nuovo importante progetto espositivo dedicato, per la prima volta in città, al maestro Andrea Roggi - aggiunge Chiara Ravagnan - Un grazie speciale al Comune di Genova, alla Regione Liguria, alle istituzioni culturali, agli enti coinvolti e agli sponsor che hanno creduto in questo progetto e ne hanno reso possibile la realizzazione. Le opere di Andrea Roggi dialogheranno con la città e con i suoi luoghi più simbolici, offrendo a cittadini e visitatori l’occasione di incontrare l’arte contemporanea in modo spontaneo e coinvolgente, fuori dagli spazi tradizionali e nel cuore della vita urbana. Vi aspettiamo in piazza De Ferrari per condividere insieme questa nuova esperienza artistica nel cuore di Genova».

“Cantautori, pop e rap. Punti di vista”: Vecchioni dialoga con Moreno

Super User 20 Maggio 2026 351 Visite

 

Torna a Genova Roberto Vecchioni per un nuovo appuntamento di “Cantautori, Pop e Rap. Punti di vista”, il ciclo che cura insieme a Margherita Rubino. Venerdì 22 maggio, a partire dalle 18.30 nella Sala del Maggior Consiglio, dialogherà con il rapper Moreno.

“Verba Volant? Le parole del Rap”, questo il titolo dell’appuntamento. Negli anni Novanta si afferma il Rap, che a Genova ha presto molti interpreti importanti, come Izi, Tedua e Vaz Tè, poi Moreno, campione di Freestyle, poi Alfa, Bresh, e il rapallese Sayf, protagonista del Festival di Sanremo di quest’anno.

Con questa rassegna Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura ha avviato una riflessione sulla musica ligure, a partire dal cantautorato al versante pop fino al rap. Il fenomeno dei cantautori nasce con Umberto Bindi nei primi anni Cinquanta, esplode nel 1958 con la sua Arrivederci incisa in un 45 giri da Ricordi, lo stesso anno in cui Modugno vince Sanremo con Nel blu dipinto di blu. L’inventiva cantautorale con Paoli, Tenco, De Andrè, Lauzi e Fossati non nasce da una «Scuola genovese», peraltro mai esistita, ma percorre nei decenni tutta l’Italia con capolavori musicali straordinari. Come si è evoluto questo fenomeno? A Genova, sul versante pop, oltre ai Ricchi e Poveri, ci saranno i Matia Bazar con il loro pop “alto” e poi arriva la “rivoluzione rap”. È la terza deflagrazione di un fenomeno musicale che ha a Genova importanti riferimenti. Nel corso degli incontri ci si chiederà se esiste una creatività musicale «fisiologicamente» ligure che nasce ed emerge sotto forme in apparenza diversissime e opposte.

Roberto Vecchioni ha iniziato la sua attività negli anni ’60 scrivendo brani per artisti affermati. Nel 1971 si propone come interprete e incide il suo primo album “Parabola” che contiene la celeberrima “Luci a San Siro”. Nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo con “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”. Nel 1974 vince il premio della critica discografica come miglior disco dell’anno per “Il re non si diverte”. Il successo di pubblico arriva nel 1977 con l’album “Samarcanda”. Nel 1992 il brano “Voglio una donna” vince il Festivalbar. Il 2007 è l’anno del bellissimo “Di rabbia e di stelle” (Disco D’Oro). Nel 2009 insieme al maestro Beppe D’Onghia propone le sue canzoni riarrangiate per pianoforte e quintetto d’archi, esibendosi anche in versi recitati su musiche di Chajkowskij, Puccini, Rachmaninoff in numerosi teatri e cattedrali italiane. Da questa esperienza nasce lo splendido album “In Cantus”. Nel 2011 partecipa e stravince al Festival di Sanremo con la canzone “Chiamami ancora amore”. 

Moreno Donadoni, genovese, si è affermato tra i primi rapper e freestyler più forti della scena italiana, vincendo diversi contest e il Campionato Italiano Tecniche Perfette. Nel 2012 ha partecipato alla prima edizione di MTV Spit, consolidando la sua reputazione nell’ambiente hip-hop. L’anno successivo, si è posizionato al primo posto nella 12ª edizione di “Amici di Maria De Filippi”, certificando triplo platino l’album “Stecca”. Sin dall’inizio della sua carriera da solista, Moreno è stato notato dai grandi nomi della scena urban italiana come J-Ax e Fabri Fibra. Tra le sue collaborazioni più significative si annoverano quelle con Guè Pequeno, Clementino e Big Fish, dimostrando anche la sua versatilità artistica includendo artisti lontani dal suo genere come Fiorella Mannoia e Annalisa. Ha partecipato alla 65ª edizione del Festival di Sanremo e continua ad essere attivo nelle collaborazioni con vari artisti, programmi televisivi e radiofonici, nonché nelle sigle TV e cinematografiche.

Turismo e cultura, i Musei di Strada Nuova conquistano 3 stelle Michelin

Super User 05 Maggio 2026 668 Visite

 

Nell’anno del ventennale dall’iscrizione dei Palazzi dei Rolli nel patrimonio UNESCO, i Musei di Strada Nuova conquistano uno dei riconoscimenti più ambiti: le 3 stelle Michelin nella guida “Voyage et Cultures”. Un traguardo che certifica il valore universale del polo museale genovese composto da Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi, consacrandolo tra le destinazioni che “valgono il viaggio”.

Il sistema delle tre stelle rappresenta il massimo livello di eccellenza secondo i criteri Michelin, che valutano non solo il patrimonio storico e artistico, ma anche la qualità dell’esperienza complessiva offerta al visitatore. I musei genovesi si affiancano così a istituzioni di fama mondiale, rafforzando il posizionamento della città nel panorama culturale europeo.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla sindaca Silvia Salis, che ha sottolineato come il riconoscimento premi un sistema capace di integrare storia, arte e accoglienza. I Musei di Strada Nuova, ha evidenziato, non sono soltanto custodi della memoria cittadina, ma spazi vivi, aperti e sempre più attrattivi per un pubblico internazionale. Un risultato che valorizza il lavoro congiunto di istituzioni, professionisti e operatori culturali.

Sulla stessa linea l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che ha definito il premio un punto di svolta: Genova non può più essere considerata marginale nel panorama culturale europeo. Negli ultimi vent’anni, ha ricordato, il sistema museale ha conosciuto una crescita costante, culminata in un aumento del 30% dei visitatori nei primi mesi del 2026 rispetto all’anno precedente, anche grazie a politiche di accesso più semplici e innovative.

Le tre stelle arrivano in una fase di profondo rinnovamento per la città. La valutazione Michelin premia infatti anche aspetti come la gestione dei flussi, la qualità dei servizi e la capacità di offrire un’esperienza immersiva. Elementi che, secondo l’assessora al Turismo Tiziana Beghin, rafforzano l’attrattività complessiva della destinazione Genova e aprono nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile.

Anche il sistema economico locale guarda con favore a questo risultato. Il vicepresidente vicario della Camera di Commercio Alessandro Cavo ha evidenziato come puntare sulla qualità rappresenti una strategia vincente per competere sui mercati internazionali, con particolare attenzione al pubblico francese, storicamente sensibile alle valutazioni Michelin.

A suggellare il valore del riconoscimento, le parole del direttore generale delle Guide Michelin Philippe Orain, che ha definito Genova una città capace di “valere il viaggio” per il suo patrimonio e la sua storia. I Musei di Strada Nuova, incorniciati dalla straordinaria via Garibaldi, diventano così una tappa imprescindibile per il turismo culturale europeo.

Il successo del polo museale risiede nella combinazione unica tra capolavori artistici – da Caravaggio a Van Dyck, fino al celebre violino di Paganini – e la magnificenza architettonica dei palazzi storici. Un connubio che oggi trova pieno riconoscimento internazionale, proiettando Genova nell’élite delle grandi destinazioni culturali.

Donne scrittrici: le finaliste della 40ª edizione del premio ideato da Pier Antonio Zannoni

Super User 29 Aprile 2026 534 Visite

 

Il Premio Letterario Nazionale per la Donna Scrittrice, primo nel suo genere in Italia, raggiunge un traguardo importante con la sua 40ª edizione, la seconda promossa dal Comune di Genova dopo la lunga permanenza a Rapallo e la breve parentesi a Savona.

Ideato dall’ex giornalista Rai Pier Antonio Zannoni, il premio conferma ancora una volta la vitalità della narrativa femminile contemporanea, con ben 101 opere in lingua italiana, pubblicate nell’ultimo anno e sottoposte al vaglio della giuria tecnica.

Presieduta da Francesco De Nicola e composta da figure di primo piano del panorama culturale, la giuria ha selezionato una terna di finaliste che rappresentano sensibilità e stili differenti ma ugualmente incisivi. Ritanna Armeni, con ‘A Roma non ci sono le montagne’, riporta alla luce uno degli episodi più drammatici della Resistenza, ricostruendone con rigore e intensità la preparazione. Chiara Francini, in ‘Le querce non fanno limoni’, intreccia storia collettiva e vicende familiari in un ampio affresco che attraversa cinquant’anni di storia italiana. Veronica Raimo, infine, con ‘Non scrivere di me’, esplora con ironia e profondità il confine tra autodistruzione e rinascita personale.

Accanto alla selezione principale, sono stati assegnati anche i premi collaterali. Il Premio Opera Prima va a Paola Antonia Tasca per ‘Sarebbe bellissimo’, romanzo che unisce dimensione privata e contesto storico sullo sfondo del sequestro Moro. Il Premio Speciale della Giuria è stato attribuito a Rosa Matteucci per ‘Cartagloria’, opera che mescola tragico e comico in un viaggio esistenziale e spirituale.

Le tre opere finaliste saranno ora valutate anche da una giuria popolare composta da 30 lettori selezionati dal Comune. Il verdetto finale sarà proclamato il 30 maggio a Palazzo Ducale, in una cerimonia che vedrà la partecipazione di istituzioni e protagonisti del mondo culturale.

Novità di quest’anno è il Premio Digital Storyteller – Città di Genova, dedicato alla divulgazione letteraria sui social. Tre le finaliste, Alessandra Fontana, Noemi Gallo e Alessia Spinola,i cui video saranno votati online dal pubblico, a testimonianza di come la narrazione femminile trovi oggi nuovi spazi e linguaggi per affermarsi.

Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio gremita per La Bohème

Super User 26 Aprile 2026 604 Visite

 

Grande partecipazione e calorosa accoglienza questa mattina per il primo appuntamento di “Pentagramma Ducale. Giovani talenti alla prova”, ospitato nella suggestiva Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Un esordio che ha confermato l’interesse del pubblico per un progetto capace di unire formazione, spettacolo e divulgazione musicale.

Protagonisti dell’incontro sono stati i giovani artisti dell’Accademia di alto perfezionamento del Teatro Carlo Felice di Genova, impegnati in una selezione di brani tratti da La Bohème di Giacomo Puccini. Le esecuzioni, curate nei dettagli interpretativi e musicali, hanno restituito tutta la freschezza e il potenziale di una nuova generazione di cantanti lirici e pianisti accompagnatori. 

Ad aprire l’evento è stato il tenore Francesco Meli, tra i più autorevoli interpreti del panorama internazionale e membro del Comitato Scientifico di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Il suo intervento ha dato il tono a un appuntamento pensato non solo come concerto, ma come esperienza condivisa con il pubblico. «Una prova-concerto», l’ha definita Meli, sottolineando l’importanza di mostrare anche il lavoro che precede la performance, svelando dinamiche e processi spesso invisibili. 

Sul palco si sono alternati i soprani Yujing Chen, Sara Di Fusco, Virginia Genovese e Caterina Trevisan, i tenori Junpiyo Kwon e Xianmu Wang, i baritoni Andrea Ariano, Davide Chiodo, Shang Ju e Jeongwoo Lee, insieme al basso Yiwen Wang. Al pianoforte Umberto Musso, Rocco Roca Rey e Mattia Torriglia hanno accompagnato le voci con sensibilità e precisione. 

Soddisfazione espressa anche dalla presidente della Fondazione, Sara Armella, che ha evidenziato il valore dell’iniziativa nel promuovere giovani eccellenze e rendere Palazzo Ducale un punto di riferimento per la crescita artistica. L’esperimento, riuscito, proseguirà il 2 e 3 maggio con nuovi appuntamenti tra concerti, letture e una masterclass guidata dallo stesso Meli.

Palazzo Ducale dedica una grande retrospettiva a Mimmo Rotella

Super User 24 Aprile 2026 560 Visite

A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, Palazzo Ducale rende omaggio a uno dei protagonisti assoluti del Novecento con la grande retrospettiva Mimmo Rotella. 1945–2005. Curata da Alberto Fiz, in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta da MetaMorfosi Eventi, la mostra attraversa oltre sessant’anni di attività, restituendo la complessità di una ricerca capace di ridefinire il rapporto tra arte, immagine e società. 

Allestita negli spazi del Sottoporticato, l’esposizione - aperta dal 24 aprile al 13 settembre 2026 - riunisce più di cento opere provenienti da musei e collezioni pubbliche e private. Il percorso si articola in sette sezioni tematiche, dalle prime prove su carta del 1945 fino a Dance Dream del 2005, offrendo una lettura completa dell’evoluzione artistica di Rotella. 

Cuore pulsante della mostra è il décollage, gesto radicale che ha reso celebre l’artista: strappare manifesti pubblicitari per rivelarne la natura frammentaria. Un atto estetico e politico insieme, che mette a nudo la verità nascosta dietro le immagini del consumo. In questo senso, Rotella dialoga con le tensioni della Pop Art, pur mantenendo una cifra autonoma e profondamente europea. 

Tra le opere esposte spiccano lavori storici presentati alla Biennale di Venezia 1964, come ‘Tenera è la notte’, ‘Violenza segreta’ e ‘Birra!’, testimonianze di un momento cruciale per l’arte internazionale. Accanto a questi, emerge la varietà dei linguaggi sperimentati: dalle sovrapitture degli anni Ottanta, in dialogo con la Transavanguardia, fino alle tele emulsionate in bianco e nero dedicate agli anni di piombo, dove l’artista rielabora le immagini mediatiche in chiave critica.

Significativi anche i lavori successivi, come ‘Large green blank’ del 1980, in cui l’immagine viene quasi cancellata, e ‘Attenti’ del 2004, potente décollage su lamiera dominato da una tigre ruggente. Opere che confermano la capacità di Rotella di reinventarsi, mantenendo intatta la tensione sperimentale.

Il percorso si chiude con un omaggio a Genova, città legata all’ultima performance pubblica dell’artista, ‘Il rito della lacerazione’, realizzata nel 2004 in occasione della mostra curata da Germano Celant. Un frammento di quell’happening, tra fotografie e filmati, restituisce la dimensione viva e performativa della sua arte.

 

Palazzo Ducale, riapre al pubblico la Torre Grimaldina

Super User 17 Aprile 2026 746 Visite

 

Da sabato 18 aprile riapre al pubblico la Torre Grimaldina di Palazzo Ducale. I genovesi e i turisti potranno così salire sulla “Torre del popolo” - simbolo del potere politico esercitato dal Comune, prima, e della Repubblica, poi - e ammirare dall’alto uno straordinario panorama a 360 gradi, dalla città vecchia al porto antico, fino alle alture e al promontorio di Portofino.

L’intervento sulla Torre, uno dei luoghi simbolo di Palazzo Ducale e uno dei monumenti più riconoscibili di Genova, si inserisce nel più ampio progetto “Palazzo Ducale: rendere accessibile il Palazzo per rendere accessibile la città”, realizzato grazie ai fondi PNRR per i musei non statali. Il progetto – presentato nel 2022 dall’allora Consiglio Direttivo e dalla Direzione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – ha interessato anche biglietteria, bookshop, servizi e strumenti per la visita anche digitali, dal sito internet ad una nuova segnaletica. 

Per circa un anno la Torre è rimasta nascosta dietro i ponteggi mentre veniva sottoposta ad un accurato intervento di conservazione e restauro, che ha interessato sia gli interni sia gli esterni.

Il lavoro ha richiesto un delicato equilibrio – in accordo con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio e l’Università di Genova – tra tutela e fruizione. L’inserimento della nuova scala metallica interna, che oggi consente la visita fino alla sommità, ha comportato diverse sfide progettuali: ogni soluzione è stata studiata per garantire sicurezza, funzionalità e accessibilità senza alterare l’identità storica della Torre. 

Durante il restauro sono emerse anche alcune piccole sorprese: le operazioni di pulitura hanno restituito una leggibilità inaspettata di superfici e tracce del passato, riportando alla luce dettagli e segni che raccontano la lunga storia di questo luogo. 

Il risultato è stato possibile grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto il personale della Fondazione per la Cultura, la stazione appaltante con il RUP, progettisti e direzione lavori, il responsabile della sicurezza, l’impresa appaltatrice con restauratori e maestranze specializzate, sotto la supervisione della Soprintendenza. 

«Da sabato restituiamo ai cittadini e ai tanti turisti che affollano Genova uno dei monumenti più simbolici della città e della sua storia – sostiene la presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sara Armella –. La Torre sarà riaperta dopo gli interventi migliorativi che hanno tenuto conto delle più moderne disposizioni per l’accessibilità. È uno dei risultati concreti di un più ampio piano di interventi, finanziati dal PNRR e dedicati all’accessibilità: nel Piano il progetto di Palazzo Ducale ha ottenuto il secondo miglior finanziamento nell’area del centro nord Italia. Un grande lavoro di squadra che ha coinvolto il Ministero della cultura, la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio e l’Università di Genova, il personale della Fondazione per la Cultura, progettisti e direzione lavori, impresa appaltatrice, restauratori, maestranze specializzate. Il progetto è stato ideato e promosso dal presidente Luca Bizzarri, che desidero ringraziare, e dalla direttrice Serena Bertolucci, il successivo consiglio direttivo della Fondazione ha proseguito il lavoro e ringrazio l’ex presidente Beppe Costa e la nostra direttrice Ilaria Bonacossa. Una menzione speciale va alla dott.ssa Ornella Borghello che ha portato avanti con impegno e passione un progetto complesso e articolato, nei tempi previsti e rispettando le complesse procedure di legge. Ringrazio inoltre il Comune di Genova e la Regione Liguria, i partecipanti alla Fondazione e lo sponsor di Palazzo Ducale Iren».

Info: www.atthetopgenova.it

 

LA STORIA DELLA TORRE

La Torre Grimaldina è ancora oggi la traccia più evidente delle radici medievali del Palazzo. La sua costruzione risale alla fine del XIII secolo, quando emerse la necessità di organizzare l’amministrazione comunale in un’unica sede e per farlo si scelse di accorpare gli edifici già esistenti, proprietà del comune stesso. La città a quell’epoca era in pieno sviluppo e in pieno fermento: le torri venivano realizzate non tanto per la difesa, quanto per il prestigio sociale che rappresentavano nell’aristocrazia mercantile dell’epoca. 

La Torre, che faceva parte degli edifici preesistenti, divenne presto la “Torre del popolo”. La sua funzione era duplice: da un lato, attraverso la campana posta nell’ultimo livello, scandiva i momenti salienti della vita cittadina, e dall’altro era un carcere per ribelli, prigionieri politici, condannati speciali. Il suo stesso nome infatti, Grimaldina, deriva da una delle celle dislocate sui diversi livelli. La Torre è rimasta un carcere fino al XIX e al XX secolo: qui sono stati rinchiusi e hanno trovato la morte patrioti risorgimentali come Jacopo Ruffini e gli oppositori politici del regime fascista. 

Tra gli “ospiti” anche Niccolò Paganini: nel 1815 il celebre violinista fu incarcerato con l’accusa di ratto di minore e sfruttamento della prostituzione. Il Maestro, che già da tempo era un affermato musicista, fu scagionato e liberato dietro il pagamento di 1.200 lire quale indennità di rimborso al padre della giovane.

Le celle della Torre sono intensamente decorate: graffiti, velieri, cavalieri, persino mongolfiere testimoniano ancora oggi il desiderio di evasione di chi era costretto in prigione a volte per tutta la vita.

Nel corso dei secoli la Torre ha subito diverse modifiche, legate soprattutto alla sua funzione di carcere, con il dimezzamento dei piani e le variazioni sulle finestre: l’ultimo intervento risale al XVII secolo, quando l’intero Palazzo fu rinnovato in chiave rinascimentale dall’architetto Andrea Ceresola detto il Vannone. Quello che vediamo oggi è in realtà il risultato del restauro in stile condotto da Orlando Grosso negli anni Trenta del Novecento, che aveva cercato di riportare alla luce l’aspetto medievale della Torre, liberandola dell’impronta seicentesca di matrice vannoniana e ricostituendo l’originaria suddivisione dei piani.

  

IL PROGETTO PNRR

Il progetto “Palazzo Ducale: rendere accessibile il Palazzo per rendere accessibile la città” ha come obiettivo l’individuazione di proposte per l’eliminazione delle barriere presenti: non solo uno strumento di monitoraggio, ma anche di pianificazione, programmazione e coordinamento sugli interventi per l’accessibilità.

Accessibilità intesa nella sua accezione più ampia (superamento delle barriere architettoniche, sensopercettive, culturali e cognitive) che, secondo il rapporto annuale su La gestione dei servizi per il pubblico presso gli istituti e i luoghi della cultura statali edito dalla Direzione Generali Musei MiBACT, costituisce una criticità per i luoghi della cultura italiana. 

L’ISTAT ha rilevato nel 2019 che solo il 53% di Musei, Monumenti, Aree e Parchi Archeologici (352 in tutto) ha migliorato le sue strutture rimuovendo barriere fisiche e solo il 12% ha eliminato le criticità legate alle barriere percettive, culturali e cognitive.

Il piano di Palazzo Ducale si è articolato in diversi filoni:

- Accessibilità dall’esterno

Sviluppo di un nuovo sito web conforme agli standard dell’accessibilità e realizzazione di un sistema via web per le prenotazioni e acquisto degli eventi di Palazzo Ducale

- Percorsi orizzontali e verticali

Ampliamento del percorso all’interno della Torre Grimaldina, uno dei simboli di Genova: fino al 2022 visitabile solo in minima parte e da un numero limitato di persone in contemporanea, da sabato sarà accessibile lungo un percorso esteso fino alla terrazza. Intervento realizzato in collaborazione con UNIGE.

- Raggiungibilità e accesso ai percorsi e ai diversi servizi

Interventi sui bagni esistenti ai fini dell’utilizzo anche da parte di persone con ridotta mobilità o disabilità.

- Percorsi museali

Implementazione di strumenti tecnologici innovativi come mappe 3D per favorire l'interazione e l'inclusività con sviluppo di un sistema multisensoriale per incrementare la tattilità di porzioni della mappa 3D come strumento divulgativo. Sviluppo di una APP che renda le informazioni accessibili anche per cittadini con disabilità visiva, uditiva, linguistica e motoria.

- Segnaletica accessibile e sistemi ad induzione per ipoudenti

È stata realizzata una segnaletica inclusiva, utilizzando supporti visivi adeguati a diverse disabilità e sono stati installati dispositivi che migliorano la percezione uditiva per chi utilizza apparecchi acustici nelle sale convegni del Palazzo.

Tutti gli interventi sono stati realizzati prestando la massima attenzione agli ambienti storici dell’edificio e alla reversibilità degli elementi facilitando le eventuali modifiche future, in accordo con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio.

Il progetto è finanziato tramite Avviso pubblico per la presentazione di Proposte progettuali di intervento per la rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali dei musei e luoghi della cultura pubblici non appartenenti al Ministero della Cultura, da finanziare nell’ambito del PNRR Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione” Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3-3) Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura” finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU

IL PODCAST “GRIMALDINA – UNA TORRE DA SCOPRIRE”

È online su tutte le piattaforme di streaming un podcast prodotto da Chora che accompagna alla scoperta della “Torre del Popolo”.

Scritto e narrato da Davide Savelli, con la partecipazione di Antonio Musarra, Gaia Leandri e Franco Melis, il podcast esplora il “cuore verticale” di Palazzo Ducale e la storia di Genova, attraverso quattro episodi, in cui Savelli, aiutato da studiose ed esperti, parla dell’architettura del potere repubblicano, della trasformazione della torre in carcere e delle vicende dei suoi prigionieri illustri.

Tra aneddoti, riflessioni ironiche e suoni evocativi, la serie racconta sette secoli di storia genovese con uno sguardo partecipe e meravigliato, intrecciando curiosità, memoria e libertà.

Anche la realizzazione di questo podcast fa parte del progetto “Palazzo Ducale. Rendere accessibile un palazzo per rendere accessibile una città”

 

GENOVA E LE TRASFORMAZIONI URBANE

Con il tema Genova e le trasformazioni urbane, il Comune promuove nel 2026 un ampio programma di iniziative culturali che accompagna cittadini e visitatori alla scoperta dell’evoluzione urbana, sociale, economica e architettonica della città, offrendo uno sguardo articolato sulla Genova di ieri, di oggi e di domani.

La riapertura della Torre Grimaldina fa parte di questo palinsesto che comprende mostre, conferenze, visite guidate, progetti editoriali ed eventi diffusi nei musei, biblioteche, teatri, piazze e Municipi.

Il progetto coinvolge numerosi soggetti istituzionali e culturali cittadini, in dialogo con il Comune di Genova, tra cui – oltre a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – la Fondazione Ordine Architetti l’Arcidiocesi, l’Accademia Ligustica di Belle Arti, i Musei Nazionali, l’Università, la Soprintendenza, il Teatro Carlo Felice, il Teatro Nazionale, il Teatro della Tosse e numerose altre realtà genovesi.

A Palazzo Ducale si svolgerà anche la mostra fotografica Genova appena ieri e, nell’autunno, prenderà avvio il progetto: Di terra, di mare e dell’aria. La Grande Genova raccontata dalle sue infrastrutture, un ciclo di incontri organizzato in collaborazione con la Fondazione Ordine Architetti. L’iniziativa approfondirà il ruolo delle infrastrutture nello sviluppo della città, dalla dimensione locale a quella internazionale e transoceanica. A ciascun incontro sarà abbinata una visita guidata a luoghi significativi, a cura dell’associazione inGE – per la diffusione della cultura e del patrimonio industriale.

“Fascistissima”, Giovanni Mari presenta il suo libro ai Giardini Luzzati

Super User 06 Aprile 2026 665 Visite

 

“Fascistissima. Come nel 1926 Mussolini eliminò la libertà di stampa” è il nuovo saggio storico di Giovanni Mari, pubblicato nel 2026 dalla casa editrice People nella collana Storie. Il giornalista de ‘Il Secolo XIX’ racconta con rigore documentale e grande chiarezza uno dei momenti decisivi della storia italiana: la soppressione della libertà di stampa sotto il regime fascista.

Il libro parte dalla ricostruzione di ciò che avvenne esattamente cento anni fa, quando entrò in vigore un poderoso pacchetto di norme e decreti pensati per controllare e piegare l’informazione al volere del governo di Benito Mussolini. Queste disposizioni, culminate nella legge sulla stampa n. 2307 del 1925, imposero che ogni direttore di giornale fosse riconosciuto dalla magistratura dopo aver sentito il prefetto e sottoposero le testate a censura preventiva, responsabilità civile per reati a mezzo stampa e rigidi controlli sull’accesso alla professione giornalistica. L’esito fu la progressiva sparizione di una stampa libera e indipendente: dai quotidiani liberali e socialisti a quelli cattolici, molte testate furono chiuse o riorganizzate sotto il controllo fascista. 

Mari guida il lettore non solo attraverso l’analisi delle leggi ma anche nel racconto delle misure pratiche adottate dal regime: sequestri dei giornali, pressioni sugli editori, epurazioni di direttori sgraditi e l’istituzione di organismi di controllo come l’Ordine dei giornalisti, che escludeva dalla professione chi fosse considerato politicamente “incompatibile” con gli interessi nazionali. Anche quotidiani storici come La Stampa e Il Corriere della Sera subirono l’onta dell’asservimento, con avvicendamenti forzati alla guida e vendite imposte per mano di sostenitori del regime. 

La narrazione comprende inoltre episodi di violenza fisica e intimidazione: redazioni assaltate, giornalisti minacciati o perseguitati, incendi e pressioni nei confronti dei corrispondenti esteri testimoniano come l’annientamento della stampa libera non fu solo legislativo ma anche pratico e spesso brutale. Emerge così il volto di una strategia sistematica volta a creare un’informazione unica, omologata e al servizio della propaganda di Stato, in cui l’unica verità ammessa era quella dettata dal Duce. 

Fascistissima non si limita alla cronaca storica. Nelle ultime pagine Mari richiama le parole di Piero Gobetti, filosofo e giornalista liberal, secondo cui “la stampa libera è la premessa della libertà politica”, e riflette su quanto questa lezione del passato sia ancora significativa oggi, in un’epoca in cui le sfide all’informazione indipendente - tra pressioni politiche, disinformazione e nuovi mezzi di comunicazione - non sono meno complesse di quelle affrontate un secolo fa.

Giovedì 9 aprile, alle ore 17:30, l’autore presenterà il libro ai Giardini Luzzati di Genova insieme a Luca Borzani, assessore comunale tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila - prima alla Scuola e poi alla Cultura - e presidente di Palazzo Ducale dal 2012 al 2017.

Palazzo Ducale, i ‘Ricchi e poveri’ aprono il ciclo “Cantautori, Pop e Rap. Punti di vista”

Super User 30 Marzo 2026 657 Visite

Nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, i “Ricchi e poveri” apriranno martedì 31 marzo, alle ore 18.30, il ciclo “Cantautori, Pop e Rap. Punti di vista”, curato da Roberto Vecchioni e Margherita Rubino.

“Quando il pop è planetario”, questo il titolo dell’appuntamento di domani, al termine del quale sarà conferito ai 'Ricchi e Poveri' il premio “Palazzo Ducale – Oltre le Mura”.

Interverranno i giornalisti Paolo Giordano e Michele Brambilla.

Parteciperà L’Ensemble Vocale “Cromosuoni”.

Ingresso libero

 

IL CICLO

Con “Cantautori, Pop e rap. Punti di vista”, a cura di Roberto Vecchioni e Margherita Rubino, Palazzo Ducale avvia una riflessione sulla musica ligure, a partire dal cantautorato al versante pop – con i Ricchi e Poveri che nel 1970 incidono La prima cosa bella e diventano fenomeno planetario – fino al rap che si afferma negli anni Novanta e ha a Genova molti interpreti importanti.

Il fenomeno dei cantautori nasce con Umberto Bindi nei primi anni Cinquanta, esplode nel 1958 con la sua Arrivederci incisa in un 45 giri da Ricordi, lo stesso anno in cui Modugno vince Sanremo con Nel blu dipinto di blu. L’inventiva cantautorale con Paoli, Tenco, De Andrè, Lauzi e Fossati non nasce da una «Scuola genovese», peraltro mai esistita, ma percorre nei decenni tutta l’Italia con capolavori musicali straordinari. Come si è evoluto questo fenomeno?

A Genova, sul versante pop, oltre ai Ricchi e Poveri, ci saranno i Matia Bazar con il loro pop “alto” e poi arriva la “rivoluzione rap” con Izi, Tedua e Vaz Tè, poi Moreno, campione di Freestyle, poi Alfa, Bresh, Olly che vince a Sanremo. È la terza deflagrazione di un fenomeno musicale che ha a Genova importanti riferimenti. Nel corso degli incontri ci si chiederà se esiste una creatività musicale «fisiologicamente» ligure che nasce ed emerge sotto forme in apparenza diversissime e opposte.

‘La storia in piazza’: 3.500 studenti agli appuntamenti a Palazzo Ducale

Super User 27 Marzo 2026 630 Visite

 

Grande partecipazione e entusiasmo per l’apertura della XV edizione de ‘La storia in piazza’, il festival dedicato alla divulgazione storica in corso a Palazzo Ducale fino a domenica 29 marzo. Tema centrale di quest’anno è “Naturalmente: naturale e innaturale nella storia”, filo conduttore di incontri, laboratori e conferenze che stanno animando il cuore culturale della città.

Il debutto ufficiale si è svolto ieri alle ore 18 nella Sala del Maggior Consiglio con la lectio di Carlotta Sorba, curatrice del festival insieme a Emmanuel Betta, dal titolo “La sfera pubblica è innaturale per le donne”. Ad aprire l’evento i saluti istituzionali dei rappresentanti di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, della Regione Liguria, del Comune di Genova e dell’European University Institute di Firenze, nuovo partner della manifestazione.

Protagonisti assoluti della mattinata sono stati però i più giovani: ben 3.500 studenti hanno preso parte alle attività didattiche tra laboratori, hackathon, ludoteca storica, animazioni e un partecipato flashmob in piazza Matteotti. Un coinvolgimento vivace che ha visto anche gli interventi di studiosi e divulgatori come Marco Aime e Marco Paolini, oltre agli stessi curatori Sorba e Betta.

Il programma prosegue con un fitto calendario di appuntamenti rivolti alle scuole e al grande pubblico. Domani mattina spazio ai laboratori e alle conferenze con Telmo Pievani, seguite dagli interventi di studiosi come Michelangelo Genone, Amedeo Feniello e Paolo Ferri, accompagnati dalle musiche di Carlo Mascilli Migliorini.

Grande attesa per l’evento clou della giornata: alle 20.30 al Teatro Carlo Felice lo storico Alessandro Barbero dialogherà con Antonio Musarra su San Francesco, nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo. Nel pomeriggio, inoltre, spazio agli approfondimenti su temi contemporanei e storici, tra cui cultura queer e interpretazioni dei “peccati contro natura” in Dante, oltre a incontri dedicati alla Lituania con ospiti istituzionali internazionali.

 

‘Van Dyck l’europeo’: a Palazzo Ducale il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra

Super User 19 Marzo 2026 978 Visite

Inaugurata a Palazzo Ducale di Genova una delle più importanti mostre dedicate a Anthony van Dyck degli ultimi venticinque anni. “Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra” si presenta come un grande progetto espositivo internazionale, capace di riunire circa sessanta opere provenienti dai più prestigiosi musei europei e di restituire al pubblico la complessità di un artista che ha saputo attraversare epoche, stili e confini culturali.

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, la mostra ripercorre l’intero arco della carriera del maestro fiammingo, seguendo un itinerario che è al tempo stesso biografico e artistico. Dalla formazione ad Anversa, segnata dall’influenza di Peter Paul Rubens, al lungo soggiorno italiano - tra il 1621 e il 1627 - fino alla consacrazione alla corte di Carlo I d'Inghilterra, Van Dyck emerge come un protagonista assoluto della cultura europea del Seicento. 

Il percorso espositivo si articola in dodici sale e propone una lettura non cronologica, ma tematica. Questa scelta permette di mettere a confronto diretto le diverse fasi della produzione dell’artista: il periodo fiammingo, quello italiano e la maturità inglese dialogano tra loro attraverso ritratti, opere sacre e allegorie. Il visitatore è così invitato a cogliere le trasformazioni del linguaggio pittorico di Van Dyck, evidenziando la sua straordinaria capacità di adattarsi alle esigenze di committenze profondamente diverse. 

Cuore della mostra è proprio il tema del ritratto, genere che rese Van Dyck celebre in tutta Europa. Dalle eleganti dame genovesi ai nobili inglesi, ogni figura è restituita con una raffinatezza psicologica e formale che trascende la semplice rappresentazione. I suoi personaggi diventano icone di potere, status e identità, costruite attraverso una sapiente regia di gesti, abiti e sguardi. In questo senso, Van Dyck si afferma come l’inventore di un linguaggio visivo moderno, capace di influenzare profondamente la ritrattistica europea nei secoli successivi.

Accanto al ritrattista, la mostra rivela anche un volto meno noto ma di grande intensità: quello dell’artista religioso. Le opere sacre, raramente presentate in Italia con una tale ampiezza, mostrano un Van Dyck capace di fondere teatralità barocca e introspezione spirituale. Dipinti come il Matrimonio mistico di Santa Caterina o il San Sebastiano coinvolgono lo spettatore in una narrazione carica di pathos, in cui luce, gesto e composizione diventano strumenti di una profonda comunicazione emotiva.

Straordinario è anche il livello dei prestiti, che conferiscono all’esposizione un respiro autenticamente internazionale. Tra le istituzioni coinvolte figurano il Museo del Louvre, il Museo del Prado, la National Gallery, il Kunsthistorisches Museum e la Galleria degli Uffizi, insieme a numerose collezioni italiane ed europee. Un dialogo tra musei che riflette perfettamente la dimensione cosmopolita dell’artista.

Genova occupa un ruolo centrale nel racconto della mostra. È qui che Van Dyck soggiornò a lungo, entrando in contatto con una delle aristocrazie più raffinate e influenti dell’epoca. In città sviluppò uno stile elegante e sofisticato, capace di interpretare il gusto di una committenza colta e ambiziosa. La mostra diventa così anche un’occasione per riscoprire il legame profondo tra il pittore e il contesto genovese, valorizzando al contempo il patrimonio artistico locale, dai palazzi storici ai musei cittadini. 

L’allestimento si apre con un’opera simbolica: il primo autoritratto noto di Van Dyck, realizzato in giovanissima età. Un dipinto che sorprende per maturità e consapevolezza, introducendo fin da subito il visitatore alla straordinaria precocità del suo talento. Il percorso si chiude invece con un’imponente pala d’altare proveniente dalla chiesa di San Michele di Pagana, unica testimonianza pubblica della sua attività in Liguria, che restituisce tutta la forza espressiva della sua pittura religiosa.

“Van Dyck l’Europeo” non è soltanto una retrospettiva, ma un racconto articolato e coinvolgente di un artista che ha saputo costruire un linguaggio universale. La sua capacità di attraversare culture, adattarsi ai contesti e innovare la tradizione lo rende una figura sorprendentemente attuale. In un’Europa attraversata da tensioni politiche, economiche e religiose, Van Dyck seppe trasformare l’arte in uno spazio di dialogo e rappresentazione condivisa.

 

Il percorso

L’impostazione curatoriale di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen mira a presentare al grande pubblico l’intero arco della carriera di un artista dal talento eccezionale. Il percorso si sviluppa come un viaggio che ripercorre, passo dopo passo, quello compiuto da Van Dyck dalla sua patria, le Fiandre, fino alla corte di Carlo I, re d’Inghilterra, attraverso numerosi spostamenti e, soprattutto, dopo un lungo soggiorno in Italia, durato ben sei anni. La retrospettiva non viene presentata secondo una stretta sequenza cronologica: le opere non sono disposte nelle dodici sale in base all’anno e alla città di realizzazione, ma organizzate per temi e ambiti della sua produzione.

Le opere sono accostate le une alle altre così da invitare, stimolare e facilitare un confronto diretto tra la maniera del Van Dyck giovane in patria, con la maniera del grande Van Dyck italiano, e con quello inglese.

Il confronto è pensato anche tra opere che hanno soggetti analoghi: sarà infatti possibile, per esempio, comparare una dama genovese, una dama di Anversa o di Bruxelles e una dama inglese: ritratti eseguiti in tre diversi momenti, ma soprattutto per committenze dalla sensibilità e dal gusto differente.

Risulterà evidente quanto Van Dyck sia capace di sintonizzarsi sugli ambienti in cui si trova a operare, ma sarà anche evidente il confronto estetico e tematico tra le richieste di una committenza sempre diversa.

 

LE DODICI SALE – IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Le sale sono dodici, precedute da una premessa che accoglie il visitatore con un’opera eccezionale: il primo autoritratto noto del pittore, datato 1614 ca. Van Dyck dipinge sé stesso con una maturità inusuale per i suoi quindici anni. Questa opera, esposta nella sala in cui i visitatori vengono accolti, dà la chiave di lettura dell’esposizione e presenta immediatamente Van Dyck come un artista eccezionale dal talento unico.

La sala 2 ribadisce questo concetto presentando quattro assoluti capolavori che rappresentano le quattro diverse stagioni della vita dell’artista: il Sansone e Dalila (1618-20 ca) della Dulwich Picture Gallery di Londra, Le tre età dell’uomo come Vanitas (1625 -26), proveniente da Palazzo Chiericati di Vicenza, Chronos che taglia le ali di Amore del 1627 ca. in arrivo dal Musée Jacquemart-André di Parigi e Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza, del 1633-34, proveniente da Palazzo Reale di Milano. Opere che lasciano sbalorditi per la loro bellezza anche dall'impatto dimensionale importante, così che il visitatore si possa immergere veramente nei grandi quadri di Van Dyck. 

La sala 3 che segue spiega il rapporto con Rubens, il suo maestro, dal quale Van Dyck prende presto le distanze prediligendo una raffinatezza che lo porta a un linguaggio nuovo che rinnova, appunto, l’approccio di Rubens – più colorato e chiassoso – con uno, quello di Van Dyck, più sussurrato.

La sala 4 è anch'essa una sorta di introduzione generale all'arte di Van Dyck, perché presenta opere eseguite su diversi supporti e con diverse tecniche: olii su tavola e su carta, disegni, gesso su carta, eccetera. Il visitatore entra nel suo atelier, a contatto con il “fare” dell’artista. Si potrà vedere il processo creativo di un genio e la genesi di opere che nascono dalla volontà di sperimentazione di un pittore che affronta ogni lavoro come una nuova sfida con il bello.

La sala 5, la prima grande sala tematica, con opere che illustrano il concetto della difesa della patria. Si fa quindi riferimento a un’Europa costantemente in guerra, ma anche a un valore fondamentale su cui si sono basate le società nelle quali Van Dyck opera. Si trovano ritratti a volte imponenti, come quello di Carlo V a cavallo, del 1620, in prestito dagli Uffizi, un imperatore non contemporaneo ma divenuto una vera e propria icona per le corti d'Europa; il Ritratto del Marchese Ambrogio Spinola (1620-21) dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, il grande generale al servizio della corona spagnola e degli arciduchi e principi sovrani dei Paesi Bassi Meridionali, difensore del credo cattolico, una vera celebrity ritratta anche da Velázquez e Rubens.

Posano per il visitatore anche gentiluomini in armatura o guerrieri, forse immaginari, di cui non si conosce l'identità, ma che costituiscono la trasfigurazione visiva di un valore: non combattere ma difendere e preservare; un valore talmente radicato nell’iconografia che persino i bambini venivano ritratti con le armi. Lo si può vedere nel grande capolavoro che si è conquistato la copertina del catalogo di mostra, prestito eccezionale della National Gallery di Londra: Il Ritratto dei bambini Giustiniani Longo, imponente e meraviglioso (1626 – 27), che per la prima volta viene presentato al pubblico dopo la riscoperta identità degli effigiati.

Nella sala 6 si affronta il tema della famiglia e come anche questa sia un valore su cui si fonda la società del tempo. I ritratti di coppia o di famiglia fanno capire come Van Dyck riesca a trasferire questo concetto, oltre a interpretare la volontà a volte spasmodica di autorappresentazione della classe dominante. Questa si sviluppa nella sala successiva – la sala 7 – una vera e propria carrellata di vanitosi ‘attori’ che il pennello del Van Dyck rende eterni; e quella ancora dopo, la sala 8, che presenta quattro imponenti ritratti a figura intera, uno per ciascun periodo, secondo il concept della mostra. È qui che il visitatore si imbatte nel maestoso Ritratto di donna uscita eccezionalmente dalla collezione di Palazzo Odescalchi di Roma.

Si prosegue nella sala 9 con un’immersione totale nell'arte sacra di Van Dyck, forse il capitolo meno conosciuto e meno studiato, ma soprattutto quasi mai presentato in Italia con un numero di opere così consistente.

Vi sono dei quadri grandi, come il Matrimonio mistico di Santa Caterina del 1618 – 20 proveniente dal Prado, o La cattura di Cristo del 1620- 21 ca. proveniente da Anversa, o lo splendido San Sebastiano della Scottish National Gallery (1620 - 21) di Edimburgo, che portano il visitatore nel vortice del dramma sacro, ma anche a riascoltare il racconto delle storie bibliche che fungevano da monito morale per il pubblico di allora.

Siamo quasi a fine percorso: nella sala 11 il visitatore scopre uno straordinario inedito: un Ecce Homo di grande intensità di collezione privata europea. L’allestimento invita il pubblico a farsi coinvolgere e travolgere dal pathos intenso che Van Dyck riesce a infondere nei suoi quadri.

In questa stanza dedicata alla preghiera, non poteva mancare una Madonna col bambino – viene dalla Galleria Nazionale di Parma -, per ricordare quanto la devozione privata in tutte le case fosse un appuntamento fisso, molto sentito, nella quotidianità del tempo.

Il colpo di teatro conclusivo è nella cappella del Doge, dove viene esposta la grande pala della chiesa di San Michele di Pagana, un raccolto luogo di culto in una piccola località della riviera ligure di Levante a Rapallo. Il dipinto, Cristo crocifisso con i Santi Francesco e Bernardo e il nobile Francesco Orero (1626), scuro, essenziale, quasi crudo nella stesura, porterà il pubblico a conoscenza dell'unica pala realizzata nei suoi anni genovesi e una delle due sole pale d'altare in assoluto dei suoi sette anni italiani.

Per informazioni: www.palazzoducale.genova.it

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