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L’ingegnere Andrea Panarello si racconta in un libro, tra autobiografia e trasmissione di sentimenti umani

La copertina del libro e l'autore

 

Raccontare se stessi, la propria vita, le nostre emozioni, è il sogno di tantissima gente sperando che contemporanei e posteri possano sapere e ricordare chi era colui il quale ha aperto a loro il cuore e la strada della vita; sappiano cogliere quanto di buono ha fatto e possano fare tesoro della sua esperienza ed evitare errori grazie alle sue indicazioni.

Andrea Panarello, ingegnere navale di lungo corso (detto quanto mai appropriato a chi progetta navi), lo ha realizzato con un gradevole e simpatico libro dove narra di se stesso, dei suoi studi, del lavoro, della sua famiglia con pagine interessanti e persino divertenti su padre, madre e genitori di costoro.

C’è la narrazione della laurea, del progetto di una bananiera che chiamò Ginora, da Luigi (Gino), suo padre, ed Eleonora, sua madre. Perché, spiega Panarello con totale schiettezza, all’epoca non aveva fidanzata alcuna ed era anzi reduce da scottanti (lo dice lui) delusioni amorose. Mentre altri suoi compagni di università avevano un qualche rapporto e le navi progettate per laurearsi le denominavano con il nome delle loro ragazze.

Ma sarebbe riduttivo pensare al libro per queste poche citazioni: molte sono le pagine ricche di emozioni e sentimenti anche profondi, mentre da buon ingegnere non lesina di mostrare alcuni calcoli algebrici o pagine di spiegazioni tecniche, peraltro interessanti e poste al lettore senza troppa freddezza ed in modo che siano comprese dalla maggior parte delle persone.

Il libro propone un autore tecnico di alto livello ma soprattutto dall’animo buono, che fatica a giudicare avendo davanti una persona che ha una storia, speranze. Giudicare non è facile per chi ha sensibilità ed intelletto e certamente Panarello nel libro quasi autobiografico, ne ha e ne mostra.

Circa 140 le pagine, parecchie le immagini, il tutto di gradevole lettura, veloce e scorrevole, cosa non da poco per chi ha mente matematica più che letteraria.

“Finisterre” il libro che Panarello dedica al suo Angelo Custode ed ai gesuiti presso i quali studiò per 13 anni e che inizia descrivendo se stesso, come una sorta di presentazione, riportando anche ciò che amici e colleghi dicono di lui.

Un libro interessante che ha proprio nella sincerità e nella capacità di illustrare la propria persona agli altri il pregio maggiore.

Dino Frambati

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