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Il Gotha dell'economia genovese

Il Gotha dell'economia genovese è cambiato negli ultimi decenni. Tanti grandi famiglie sono scomparse dalla scena.
Negli Anni 60 Genova ha avuto

due grandi personaggi che si sono imposti anche in campo nazionale: Ernesto Fassio e Angelo Costa. Entrambi erano stati eletti presidenti nazionali sia degli industriali che degli armatori.
Due tipi completamente diversi. A Fassio piaceva mettersi in mostra. A Portofino aveva un castello ma preferiva sostare in piazzetta alla Casa del Marinaio, giocava a carte con i marinai e naturalmente li batteva, si diceva che i marinai lo facessero apposta, per vederlo contento.
Fassio aveva intuito il potere dei giornali - il quarto potere - ed era diventato anche editore. La "Gazzetta del lunedì" aveva la redazione in un palazzo di via Roma. Ma poi Fassio aveva costruito a Brignole quello che doveva diventare il palazzo dei giornali, il palazzo di vetro, regno del "Corriere mercantile", che ospitava anche il "Secolo XIX". Fassio era potente anche a Roma perchè aveva acquistato il 50% de "Il Tempo", il quotidiano del senatore Renato Angiolillo, dove si stavano facendo le ossa due giovani arrivati dall'Aquila e che sono sempre sulla breccia: Gianni Letta e Bruno Vespa.
Il cavaliere del lavoro andava a Roma tutte le settimane, preferiva viaggiare in macchina per non essere legato agli orari. Anche a Milano andava in auto e si può dire che se abbiamo il raddoppio dell'autostrada Genova-Milano lo dobbiamo a lui. Una notte rimase fermo alcune ore nella galleria dei Giovi, perchè bastava un piccolo incidente e si bloccava tutto. L'armatore-editore scatenò una campagna di stampa sui suoi giornali. E alla fine si fece il raddoppio.
Ernesto Fassio, che aveva sempre al fianco donna Jole, aveva tre figli: Franca aveva il suo temperamento e sarebbe riuscita a salvare l'azienda di famiglia se non avesse avuto contro il potere politico. Giovanni faceva il pittore e viveva nel Vogherese. Alberto aveva cercato di seguirlo nell'attività imprenditoriale, ma non aveva la stoffa. Era riuscito a diventare giornalista professionista, ma non si ricordano suoi scritti. Giornalista professionista (ma con carriera modesta) anche la nipote, Franca Fassio. Si è ritirata da tempo.

Negli anni 60 dire Costa era anche dire un modo di vivere. Cattolicissimi, applicavano il: crescete e moltiplicatevi. Più che una grande famiglia era una grande tribù. Tutti lavoravano in azienda (non c'erano solo le navi ma anche l'olio Dante e il ramo tessile) le donne restavano rigorosamente fuori, quando si sposavano venivano liquidati con appartamenti. Le varie famiglie non avevano una contabilità personale. Quando dovevano rifare il guardaroba andavano da zio Angelo e il patriarca provvedeva per tutti. Appassionato di arte, nella villa di Santa Margherita aveva una pinacoteca con tanti capolavori del '600.
I Costa fecero diventare Genova la capitale delle crociere, ogni nave portava il nome di un membro della famiglia. Poi arrivò il boom delle crociere. E la Costa, ancora a conduzione familiare, non poteva tener testa ai colossi americani. Sia pure a malincuore Nicola Costa fu costretto a vendere alla Carnival. Soldi per tutti e con quei capitali quasi tutti i Costa hanno iniziato altre attività. Ma in tutti è rimasta una grande malinconia. Perchè sulle navi di Costa è rimasto solo il nome.

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