Ritiro licenziamenti alla Ericsson, Salis: “Bene che la premier abbia ascoltato la voce dei lavoratori”
La stretta di mano tra la premier Giorgia Meloni e la sindaca Silvia Salis (foto sito Governo)
«La notizia del ritiro della procedura di licenziamento collettivo dei 131 dipendenti Ericsson è motivo di grande soddisfazione, innanzitutto per i lavoratori e le loro famiglie, che hanno vissuto settimane di preoccupazione per il proprio futuro. Apprezzo che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia ascoltato la protesta dei lavoratori in occasione dell’inaugurazione del Salone Nautico di Genova e la ringrazio per il suo intervento. Questo risultato è stato possibile grazie alla lotta dei lavoratori, che hanno tenuto alta l’attenzione sulla vertenza».
Così la sindaca Silvia Salis commenta la notizia del ritiro della procedura di licenziamento collettivo dei 131 dipendenti della sede genovese di Ericsson dopo l’interlocuzione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vertici dell’azienda. Salis ha partecipato in videocollegamento all’incontro convocato oggi a Roma dall’azienda, seguito in presenza dall’assessore Emilio Robotti.
«Fin dall’avvio della vertenza, abbiamo incontrato lavoratori, sindacati e azienda e chiesto ai ministri competenti l’apertura di un tavolo nazionale - ricordano la sindaca e l’assessore - il coinvolgimento del governo era necessario e accogliamo positivamente il risultato raggiunto. Un ringraziamento va ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali che hanno fatto sentire la propria voce e tenuto alta l’attenzione sul futuro del sito genovese. Ora è importante proseguire il confronto per dare prospettive durature all’occupazione e alle attività di ricerca e sviluppo di Ericsson a Genova. Il ritiro dei licenziamenti è un passaggio fondamentale: da qui occorre partire per discutere di piano industriale e investimenti, valorizzando il patrimonio di competenze presente agli Erzelli. Il Comune continuerà a fare la propria parte, in costante contatto con Confindustria, per capire la reale capacità del territorio di assorbire i lavoratori che aderiranno alla procedura di esodo volontario».
