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Brusoni: “L’uso della parola ponte nella mia campagna elettorale mal interpretato”

Marta Brusoni

Marta brusoni, capogruppo in consiglio comunale di Vince Genova e candidata alle regionali per Liguria Popolare, rivendica i termini chiave della sua azione politica (“ponte”, “cerniera”, “trait d’union”) e risponde alle critiche arrivate dalla rete. “E’ sempre stato il mio modo di agire: fare da intermediaria tra cittadini e istituzioni. Perché dovrei cambiare motto?”

“La mia azione politica - dice Marta Busoni - è sempre ruotata attorno a due concetti fondamentali: prendermi a cuore il problema e, attraverso la strada del dialogo, attivare un canale diretto tra cittadini ed istituzioni. E’ una qualità che mi è sempre stata riconosciuta da alleati e avversari politici, da consiglieri e rappresentanti di partito, permettendomi di entrare in consiglio comunale come capogruppo della lista civica del sindaco di Genova, Marco Bucci. Questo modo di fare politica è stato definito “cerniera”, trait d’union”, “ponte”, termine quest’ultimo definito improprio da una parte della rete, capace di scatenare attacchi strumentali senza chiedersi cosa in realtà significasse (e rappresentasse) quel messaggio”.

“lo sapevo, mi avevano avvertito, ma queste tre parole mi rappresentano e non ci rinuncio - puntualizza la capogruppo di Vince Genova -. Non sono una persona che si adatta al “pensiero unico del momento” solo per accodarmi alla scia e raccogliere qualche voto in più. La politica deve ascoltare, decidere e agire e nell’agire ci vuole il coraggio di affrontare le conseguenze. Tu fai da cerniera, fai da trait d’union, fai da ponte è quello che mi hanno detto in questi anni e questi modi di dire mi rendono orgogliosa del mio modo di fare politica. Credo che fare da punto di riferimento, per tutte le persone che necessitino di raffrontarsi con la pubblica amministrazione per risolvere un problema, sia il miglior modo di interpretare il ruolo politico. Ringrazio invece tutti quelli che, conoscendo il mio impegno, mi hanno spronato a non cambiare mai il mio modo di essere e di agire. Da mamma e da donna non ho risposto agli insulti, anche sessisti, e non avrei voluto rispondere”.

“Il mio fare da ponte per le persone non c’entra proprio nulla con la tragedia che abbiamo vissuto - è la chiosa della capogruppo di Vince Genova -. Questa è pura strumentalizzazione, solo per attaccare tutto e tutti. Io ho elaborato a modo mio il 14 agosto 2018, e sono rispettosa di tutti, ma non abolisco la parola ponte perché vengo insultata”.

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