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Tifosi, a voi la parola

 

Eccoci alla seconda puntata della nostra rubrica "Tifosi, a voi la parola".

I nostri due tifosi “illuminati”, Luigi Pinto e Massimiliano Bellini, sono pronti a raccontarci le loro impressioni dopo la débâcle della Sampdoria contro il SudTirol.

– Allora, come avete vissuto questa sconfitta?

Con rassegnata amarezza. Siamo ormai abituati alla depressione. Senza voler entrare nel penale, la situazione è complicata.

 

– Vi salvate con la battuta ironica…

Che dobbiamo fare? Sentiamo dichiarazioni del tecnico che ci fanno rabbrividire: cosa vuol dire “18 tiri in porta”, se poi prendi tre gol?

 

– Allora il tecnico è sotto processo?

Insomma, la nostra sensazione è che non riesca ancora a leggere una partita. Invece di fare commenti da opinionista, dovrebbe fare l’allenatore: vivere il match sul campo e capire che si gioca un campionato di Serie B.

 

– Ha detto che bisognerà “giocare sporco”, che vuol dire?

Chiedetelo a lui. In verità nessuno del club spiega cosa stia accadendo.

 

– Dunque difficoltà di comunicazione?

Soprattutto. Usano uno stile “meloniano”: parlano solo loro, senza contraddittorio, e nessuno può dissentire.

 

– Ma allora cosa si può fare?

Intanto riscattarci sul piano psicologico. A nostro avviso esiste una sorta di attitudine alla sconfitta. Sembra di essere tornati all’anno scorso. Basta guardare i giocatori rimasti: sono sempre gli stessi, non certo migliorati.

 

– Adesso arriveranno dei rinforzi. Sembra che ci sia la volontà di capire e agire di conseguenza.

Speriamo, ma la difesa è ancora quella dei “rimasti”, e gli ultimi due acquisti sono praticamente sconosciuti.

 

– Almeno Coda è stato un momento felice…

Per lui, certamente sì. E comunque è l’unico che merita davvero di stare in squadra: dà sempre tutto quello che può dare.

 

– Secondo voi chi dà un buon apporto?

Ci sono buone individualità: Cherubini, Pafundi, lo stesso Pedrola. Ma ciò che manca è l’impostazione tattica, l’essere squadra. E questo va a demerito di Donati.

 

– Questa Samp, ancora in cantiere, vivrà di algoritmi?

Joseph Tey sarà pure uno studioso, ma non capisce che se devi scegliere tra i cento migliori giocatori del mondo, allora l’algoritmo può servire. Ma se hai bisogno di calciatori di fascia inferiore, medi o medio-scarsi, a che serve l’algoritmo? Serve di più la conoscenza diretta del giocatore, del suo carattere e delle sue qualità: cose che puoi valutare solo sul campo o grazie a una conoscenza reale di questo mercato.

 

– Basta così, vi prego. Non siate né rassegnati né amareggiati…

Grazie della comprensione.

 

Vittorio Sirianni

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