Il Genoa si sveglia soltanto nel finale ma non riesce a rimontare la Lazio
Un'azione di gioco (foto Facebook Genoa)
Il Genoa torna ancora una volta dall’Olimpico senza il becco di un punto. Alla Lazio basta un gol del nuovo acquisto Frattesi a metà primo tempo per intascare l’intera posta, ma con pieno merito, considerato che i rossoblù soltanto in un finale più che dignitoso danno segni di vita. Così dopo due gare il Grifo resta ancorato a quota zero, ma - al di là del risultato - conferma l’antica difficoltà a creare gioco.
Mister De Rossi trova il coraggio di lanciare dal primo minuto Sow al posto di Amorim e poi inverte la posizione dei due esterni: Norton-Cuffy va a sinistra ed Ellertsson a destra. La mossa si rivelerà alquanto infelice per via della serataccia capitata all’islandese, che va così in difficoltà di fronte Tavares che, al 24°, il terzino di spinta portoghese lo dribbla con irrisoria facilità e crossa rasoterra dal fondo per il rapace Frattesi, la cui deviazione non irresistibile basta e avanza: palla sotto la pancia del portiere Bijlow e locali in vantaggio. Va detto che sino a quel punto i biancocelesti avevano dominato e continueranno su questa lunghezza d’onda anche dopo il vantaggio. Il Genoa fatica enormemente a inanellare tre passaggi di fila e lo fa solo nella propria metà campo: Sow non brilla, ma non è il solo in una squadra trazione posteriore. In avanti Colombo si batte come uomo sponda ma non arriva mai al tiro e il suo compagno Vitinha se la giocherà con Ellertsson per il platonico titolo di peggiore in campo.
La Lazio non è irresistibile ma ogni tanto si guadagna lo spazio per conclusioni peraltro sbilenche sin quando, al 45°, è Frattesi a restituire l’assist a Tavares, che di testa scheggia il palo.
La ripresa si apre con lo stesso Genoa di prima e anche il canovaccio del match non muta. I rossoblù sono impotenti nella costruzione e non producono nulla di significativo. Prova De Rossi al 58° ad immettere Messias, che un goccio di brio lo garantisce: Sow, ormai sfinito, va sotto la doccia. Al 65° finalmente tocca a Osmajic per Vitinha, davvero impalpabile, e nella metà campo laziale finalmente si intravede un filo di luce. Ma sono ancora i laziali a produrre le opportunità offensive più ghiotte, ma mancano nella mira e graziano i rossoblù, protesi in avanti. Al 79° ecco Amorim per Vasquez e, soprattutto l’oggetto misterioso Meichtry per un Baldanzi abulico e inconcludente. Proprio il fantasista proveniente dalla Svizzera diventa protagonista di un finale di gara spumeggiante. Dapprima fila via in contropiede e davanti al portiere, spedisce clamorosamente fuori. Poi accenderà le azioni rossoblù in un altro paio di circostanze fino all’occasionissima al 94°: colpo di testa in mischia di Frendrup e Mandas si inarca e spedisce in corner. Forse, se la gara fosse durata qualche minuto in più, saremmo a raccontare un altro risultato.
Pierluigi Gambino
