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Il Genoa regge solo mezza partita contro la squadra riserve della Roma

La formazione rossoblù scesa in campo contro la Roma (foto Facebook Genoa)

 

ROMA - GENOA  2 - 0

Secondo tradizione, il Genoa gioca mezza gara e poi si scioglie come la neve al sole. Basta la Roma B, imbottita di riserve, per assestare due schiaffoni ai rossoblù nella ripresa. Non è illecito sostenere che qualsiasi altra formazione di Serie A avrebbe fatto risultato di fronte ad un avversario irriconoscibile. I limiti del Grifo sono perentoriamente riemersi: non c’è gioco e appena gli avversari segnano, si spegne qualsiasi speranza. De Rossi lasciato in panca Traoré, l’unico fuoriclasse in organico, e senza di lui si è tornati ai livelli desolanti pre-Fiorentina.

L’applauditissimo ex Capitan Futuro, per la seconda volta all’Olimpico come avversario, sceglie il 3-4-2-1 con i soliti tre in retroguardia (rientra Marcandalli), il diciottenne Wiafe partner di Frendrup nella zona nevralgica, Ellertsson e Puckza esterni, la coppia El Shaarawy-Messias alle spalle di Osmajic. Gasperini rivede profondamente formazione e assetto rispetto alla beffarda partita col Real, puntando su Castro in avanti come sostituto di Malen. In rifinitura ecco Rodrigo Mora e Soulé, con De Roon e Pisilli centrocampisti, il giovane Lulli e Rensch sulle fasce e in retrovia Balerdi, N’Dicka e Koulierakis.

Il canovaccio del match è subito palese: la Lupa cerca di comandare ma fatica enormemente, mentre il Genoa si affida sistematicamente ai lanci lunghi, spesso da parte del portiere Bijlow, per saltare il centrocampo e attivare immediatamente gli uomini più avanzati. Il Grifo, molto compatto e coperto ma non rinunciatario, produce la prima emozione della partita con l’ex El Shaarawy, che si destreggia sulla sinistra e calcia: la palla, deviata da un difensore, finisce sull’esterno della rete.

Il primo squillo non irresistibile dei padroni di casa si registra al 18’ quando Soulé impegna il numero uno genoano. Il Grifo tiene bordone ai capitolini ma alla mezz’ora rischia forte su calcio d’angolo battuto da Pisilli: Balerdi incorna sul primo palo e timbra la traversa. Un minuto dopo, nel momento migliore della Roma, il numero uno rossoblù si supera svellendo dall’angolo destro la palla incornata da Mora e sulla respinta Castro, a mezzo mero, non trova la porta.

Il Genoa non si spaventa e al 33’ pareggia anche il conto dei legni con El Shaarawy, che da venti metri spacca la traversa a portiere strabattuto. Nei minuti successivi si assiste ad una schermaglia non esaltante tra le due squadre, con la Roma che pasticcia e il Genoa che non rischia mai in retrovia, giungendo all’intervallo con un parziale accettabile e strameritato.

Si riparte a formazioni immutate, ma la Roma aumenta subito il ritmo e al 50’ passa in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d‘angolo piuttosto dubbio: in piena area è una tonnara ma Castro, sudamericano dal piede fatato, scioglie la mischia con un fantastico pallonetto sul quale Bijlow nulla può. E qui la partita va praticamente agli archivi, considerata la modestia della risposta offensiva genoana, con El Sha e Messias che iniziano a sentire la stanchezza. Il Grifo non cambia minimamente atteggiamento e prosegue con le consuete sventagliate da un’area all’altra, senza che gli avanti riescano a vincere un duello nel gioco aereo. Al 65’ esce il Faraone a pro di Vitinha e quattro minuti più tardi la contesa va definitivamente in archivio.  Soulé è strepitoso nella sua discesa sulla destra, con due avversari scartato come birilli e, dopo uno scambio con Pellegrini, crossa basso verso il secondo palo, dove il giovane Lulli la mette dentro, tenuto in gioco da un disattento Ostigard. E proprio il norvegese, appena prima, aveva reagito ad una punzecchiata del provocatore Castro indirizzandogli una manata in faccia e meritando il cartellino giallo.

L’ultima fase di partita è accademica, senza più “sugo” e solo una staffilata in diagonale di Osmajic rintuzzata a fatica dall’ennesimo ex di giornata, Gollini prova a ravvivarla. Ma è un lampo nel buio di un Genoa ormai rassegnato, che conclude con il neppure diciannovenne Robinho e Amorim platonicamente in campo.

Pierluigi Gambino

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