La sanità genovese piange Mauro Barbanera, medico gentiluomo
L'ospedale Villa Scassi
Era un medico eccezionale, con decine di migliaia interventi chirurgici alle spalle, che avevano salvato innumerevoli vite umane, ma soprattutto Mauro Barbanera era un uomo perbene, buono, capace di unire una professionalità medica rara ad un animo altruista ed una modestia persino eccessiva rispetto al suo animo nobile ed alle sue capacità.
Per me era un amico fraterno e l’ultimo ricordo è di una settimana fa, di una lunga telefonata come facevamo spesso, a parlare di tutto, a raccontarci di cosa facevamo.
Lo avevo conosciuto al pronto soccorso di Villa Scassi, dove mi recavo ogni giorno, giovane cronista, e dove Mauro era spesso di turno.
Iniziò un’amicizia forte, perdurante che ha radici nella nostra conoscenza di oltre 40 anni.
Ricordo che in quel periodo accadde che una persona tentò il suicidio in via Cantore gettandosi dalla finestra; Mauro passò subito dopo, tornando dall’ospedale e rientrando alla sua casa di Sampierdarena, dove abitava finché non traslocò nell’attuale dimora sul mare in corso Italia. Soccorse chi voleva togliersi la vita e gliela salvò. Scrissi un pezzo su questo fatto e lui me ne ringraziò con la modestia sua compagna di vita, secondo me eccessiva visto il suo valore.
Ma Mauro Barbanera era davvero il medico che lo fa come missione.
Al padiglione 9 dell’ospedale di Sampierdarena fece a lungo le funzioni di primario e quando andò in pensione non volle allontanarsi dalla professione e da suoi pazienti, diventando medico di base.
Quando terminò anche queste funzioni continuò a seguire moltissimi pazienti con grande perizia e con una partecipazione al loro stato di salute che travalicava di molto la professione.
Gente che si fidava solo di lui e che si rivolgeva a chi non solo sapeva dare buone terapie ma anche comprendere, dialogare, ascoltare i problemi e dare saggi suggerimenti.
Perché il medico lo faceva con grande scienza ed intelletto ma anche con grande cuore.
Personalmente di lui ho tantissimi ricordi che a raccontarli ora mi prende la commozione e quasi mi impedisce di scrivere. Uno per tutti, il giorno in cui morì mia madre che adoravo, venne a casa mia e trascorse l’intero pomeriggio di un sabato caldo e assolato di luglio con me per aiutarmi a non cadere nella disperazione.
“La nostra è più che amicizia” mi ha detto nell’ultima telefonata di una settimana fa. Mi risuona e tocca il cuore e sono certo che saranno tantissimi amici e pazienti che condivideranno la mia commozione.
Siamo vicini alla sua bella famiglia: la moglie, medico anch’essa, i figli Andrea che ha seguito il padre ed è un neurochirurgo di fama nazionale, primario ad Alessandria, e la figlia Roberta, avvocato, giornalista. E alle sue tre nipoti.
I funerali giovedì alle 10 presso la chiesa della Cella a Sampierdarena, come aveva indicato Mauro stesso ai suoi familiari.
Dino Frambati
