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L’intervista a Marco Bucci: “A fine mandato vorrei lasciare un segno alla Liguria, poi in barca per il Mediterraneo”

Marco Bucci intervistato da Vittorio Sirianni

 IL VIDEO DELL'INTERVISTA

«Il mio obiettivo, quando finirà il mandato, è andarmene in barca in giro per il Mediterraneo». Marco Bucci lo dice nell’intervista concessa a Vittorio Sirianni per Genova3000, raccontando non solo il presidente della Liguria, ma anche l’uomo, le sue passioni, i ricordi e i progetti per il futuro. 

Ferragosto, intanto, lo ha trascorso insieme alla madre, alla moglie e ai fratelli. Un momento familiare prima di tornare a una stagione amministrativa ancora lunga: «Ho ancora tre anni e qualche mese», ricorda Bucci. E proprio pensando alla fine del mandato, il presidente individua tre grandi direttrici sulle quali intende lasciare un segno: sanità, infrastrutture e lavoro. 

«La priorità numero uno è la riforma della sanità», spiega, citando le Case della Comunità, la riorganizzazione delle Asl e la futura azienda metropolitana ospedaliera. Poi le infrastrutture: la Diga, il Terzo Valico, il nuovo bacino di Sestri Ponente, le opere portuali e il tunnel subportuale, che al termine del mandato non sarà probabilmente concluso ma sarà comunque «in fase avanzata». Infine il lavoro, con l’obiettivo di «aumentare lo sviluppo economico e quindi le possibilità di lavoro per tutti, giovani e meno giovani». 

Sul rapporto con Roma, Bucci rivendica il lavoro svolto dal viceministro Edoardo Rixi, definito «straordinario», e non risparmia una critica all’opposizione: «Ci sono alcuni politici che preferiscono parlar male di quello che facciamo anziché aiutare a far le cose in positivo». Per Bucci, infatti, amministrare significa costruire rapporti e collaborazione: «Da soli le cose non succedono. Un leader senza persone non esiste».

Anche il giudizio sul proprio decennio alla guida delle istituzioni liguri è netto. Bucci ritiene che i cittadini lo considerino una persona capace di «tenere in mano il timone» nei momenti difficili e di ottenere risultati. Accetta anche l’etichetta di uomo «abrasivo», definizione che, racconta, gli fu attribuita dagli americani: «La carta abrasiva talvolta fa venire un po’ di sangue, però serve». E aggiunge: «Molte volte sono molto duro. Ma il fine sono i risultati e quello che facciamo per il territorio».

Quanto al rapporto con la sindaca di Genova Silvia Salis, Bucci respinge l’idea di uno scontro personale e sottolinea di aver sempre lasciato aperta la porta alla collaborazione. «Il mio dovere è collaborare», afferma, ricordando anche i rapporti con gli altri 234 sindaci liguri. «Però bisogna essere in due». Un passaggio che fotografa bene la sua idea dell'amministrazione pubblica: confronto sì, ma con la volontà reciproca di lavorare insieme. 

L’intervista entra poi nella dimensione più personale. Bucci si definisce un uomo felice e considera la felicità strettamente legata alla capacità di raggiungere risultati. La sua filosofia di vita è «tendere sempre al meglio, a quello che si può fare meglio di ieri». La barca è il suo modo preferito per rilassarsi, ma anche una scuola di vita: «La barca e il mare insegnano l’umiltà».

A 15 anni, racconta, sognava di diventare maestro d’ascia. Per circa tre anni è stato convinto che il suo futuro sarebbe stato nel mondo delle barche, prima di prendere una strada diversa. L’altra grande passione è la montagna: Bucci ha raggiunto per sei volte la vetta del Monte Bianco e proprio l’alpinismo gli ha insegnato una delle sue lezioni più importanti, quella sulla paura.

«Bisogna aver paura e bisogna essere in grado di vincerla», spiega. Perché, secondo Bucci, chi non ha paura prima o poi rischia di finire male. La paura, quindi, non va eliminata ma affrontata, trasformandola in un meccanismo per superare le difficoltà.

Il presidente della Liguria parla anche di amicizia, ambizione e libertà. Si definisce «ambiziosissimo» se per ambizione si intende la voglia di raggiungere risultati, ma non se significa ottenerli a ogni costo. E per diventare suo amico? «Condividere alcune passioni, alcuni pensieri», ma anche saper discutere. «Ho molti amici che hanno idee opposte alle mie e con loro ho un ottimo rapporto proprio perché siamo in continuo dibattito». Persino sulla pasta da mettere nell’acqua, scherza, può nascere una discussione. 

Quanto alla politica, Bucci preferisce definirsi un amministratore: «Io non sono fondamentalmente un politico, sono un amministratore». Se però per politica si intende la gestione della Res Publica, allora la risposta cambia: «Negli ultimi dieci anni è il 100% del mio lavoro». E rivendica la propria natura civica: «Il civico si occupa dell’interesse dei cittadini. Io non mi occupo dei partiti».

Nel tempo libero, invece, si sente soprattutto un uomo di sport: «L’80% è sport». E si considera completamente libero: «Condizionamenti di partito non ne ho. Condizionamenti economici non ne ho». Anche come marito si assegna il 100%, mentre scherza sul ruolo di nonno: «Qui siamo al 5%». La nipotina, racconta sorridendo, ha appena iniziato a riconoscerlo e a toccargli la barba.

Infine il futuro. Bucci non esclude che, terminato il mandato, possa ancora fare qualcosa per il territorio, se se ne presentasse l’occasione. Ma il sogno principale resta quello già dichiarato: «Vorrei dedicarmi veramente con mia moglie a girare il Mediterraneo, andare in barca». Prima, però, ci sono tre anni nei quali vuole portare a termine i progetti avviati e «lasciare un segno al territorio». «Tutti quelli che hanno questo tipo di incarico devono lasciare un segno di quello che hanno fatto», conclude.

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