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Camogli, riaffiora dal mare un tesoro archeologico: recuperata un’anfora romana integra

 

Uno spaccato di vita e un momento di storia dell’umanità, a 40 metri sott’acqua nel mare di Camogli, in Liguria e nell'Area Marina Protetta di Portofino, riportato alla luce.

E’ stata infatti questa una scoperta da togliere il fiato per l’emozione, di anfore trasportate da un relitto affondato e che non esiste più, corroso dai secoli e dal mare ma che attraverso ciò che aveva a bordo, tra cui un’anfora romana assolutamente integra di tipo “Dressel 1”, narra il rapporto primario dell’uomo con il mare attraverso i secoli.

Per certi versi scoperta casuale, avvenuta durante immersioni di addestramento dei Carabinieri del Nucleo Subacqueo dell’Arma a Genova, che hanno individuato i reperti, chiamando in causa la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria.

Di fatto un primo avvistamento del tesoro storico sotto al mare è datato 1961, a seguito con l’ancora più vecchia segnalazione degli anni ’50 da parte del mito del sub italiano Duilio Marcante.

Da lì la lunga storia che arriva ai giorni nostri, quando inizia il recupero di questi reperti antichi (e forse i più antichi in assoluto mai portati in superficie). 

E se Vincenzo Tiné , soprintendente Abap, Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Liguria, esalta la ricerca archeologica subacquea per conoscere il nostro patrimonio sommerso, il colonnello Samuele Sighinolfi, comandante del Raggruppamento Navale e Subacquei Carabinieri ed uno dei quattro palombari italiani, storico sub dell’Arma, spiega come “uno dei compiti principali dei Carabinieri Subacquei è la tutela dei beni culturali sommersi, in particolare il Reparto si occupa della localizzazione, ispezione, ricognizione, rilevamento e recupero dei reperti d’interesse storico e archeologico”. Ricorda che il Servizio è del 1953 e collabora con le Soprintendenze e con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. “Il contributo fornito negli anni è stato fondamentale in molte scoperte archeologiche- afferma Sighinolfi - non solo nella fase di individuazione, ma anche nell’attività di contrasto e repressione degli illeciti commessi ai danni del patrimonio archeologico. La costante attività sul territorio e la capacità de gli operatori subacquei nel riconoscere la presenza di oggetti di interesse storico archeologico ha consentito, anche questa volta, la riscoperta di un sito di notevole importanza scientifica, rimasto nascosto per anni e situato in un’area ad alta frequentazione antropica e ad intensa attività subacquea, ora sottoposto a costante attività di sorveglianza e monitoraggio”.

Per Alessandra Cabella, storico dell’arte subacqueo Stas Liguria (Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea) ma anche che se ne intende di immersioni essendo pure sub, sottolinea che “la scoperta di un relitto e, nel caso presente, il plusvalore dell’identificazione con un brano quasi mitologico della storia della Subacquea, ci proietta in un corto circuito temporale che azzera la distanza narrativa connettendoci istantaneamente con le grandi figure dei pionieri della subacquea e dell’archeologia: Duilio Marcante e Nino Lamboglia, insieme ai Carabinieri subacquei di allora e di oggi. Scoperto, perduto, riscoperto. Una storia che si riconnette e che ci proietta nella consapevolezza della tutela non solo come azione materiale, ma come agnizione e trasmissione di valori universali. Il ritrovamento di questo specifico, importantissimo relitto è, di fatto, anche un atto esistenziale, identitario e generazionale”.

Mentre Paolo Terrile, presidente del Consiglio comunale di Camogli, in rappresentanza del sindaco Giovanni Anelli, ringrazia e si complimenta con Corpi e Arma che hanno portato a termine l’operazione.

Dino Frambati

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