Il Genoa risorto
Vittorio Sirianni
Sessantamila occhi sono stati stropicciati dai tifosi alla fine della partita con la Vecchia (ammazza quanto vecchia) Signora. Tutti a chiedersi: ma è mai possibile che il Genoa giochi così bene? Ovviamente, visto che il calcio, come diciamo sempre, è un “fatto paranormale”, è possibile.
Novanta e passa minuti tutti eguali, cioè bellissimi, giocati alla grande come non capitava da tempo. Cosa sia successo non è facile a dirsi. Certamente la Juve non era la Juve di un tempo, anche se il valore singolo dei suoi uomini aveva un eccezionale valore di mercato. È che il Genoa l'ha annichilita, dall'inizio alla fine, solo un paio di volte Bilow ha dovuto intervenire. Ma niente di speciale.
Tutto perfetto, bisogna dirlo. Squadra compatta, concreta, convinta di quello che stava recitando, uno per l'altro, stranamente tutti al posto giusto. E qui val la pena dire belle parole per DDR che pare finalmente (ma non è detto) abbia trovato una formazione razionale, equilibrata, dotata di convinzione dall'uno al bomber.
Finalmente s'è visto un centrocampo efficiente, a noi è piaciuto molto Amorim, tirato fuori da qualche acciacco, in quel centrocampo ha giostrato da manuale, muovendosi da interessante uomo illuminato.
È riapparso anche quel Baldanzi che aveva dato a pensare con quei continui momenti di stasi e di affaticamento. Evidentemente De Rossi lo ha seguito attentamente e lo ha mandato in campo al momento giusto. Non parliamo del reparto difensivo: fortissimo come era una volta. Che cosa sia successo non si sa, certo è che i bianconeri si sono trovati di fronte avversari attentissimi, che li hanno controllati a dovere. Mai visto correre così tutti quanti, fino alla fine. Lo slogan «testa, cuore e gambe» si è perfettamente realizzato. La testa soprattutto: si è giocato con una convinzione e una attenzione all'obiettivo finale che è sembrato quasi innaturale.
Vedere Ostigard non perdere una palla, e addirittura volare per anticipare l'avversario è stato bellissimo. Bravi tutti, anche i cambi che DDR ha fatto sono serviti per continuare il gioco iniziato dai primi protagonisti, senza alterare l'equilibrio della formazione.
È interessante vedere (o cominciare a vedere) come i «nuovi sconosciuti» (quelli arrivati dal lavoro di Lopez) piano, piano comincino a far capire le loro qualità: diciamo di Mitaj, di Ekhator, di Otoa e Wiafe, Meichtry. De Rossi li sta seguendo e dice, contento, che la panchina è un buon patrimonio tecnico.
Non è possibile, in questa giornata memorabile, dimenticare i tifosi, apparsi incredibili nell'entusiasmo e nelle loro invenzioni promozionali che dimostrano simpatia e soprattutto ironia.
Vi racconto un piccolo episodio da veri tifosi: quattro amici pieni di rossoblù (Enzo Verrone, Dodo da Portovenere, Giampaolo da Santa Margherita, Suny tifosa rossoblù) hanno lanciato il «Patto della birra». Iniziato prima della gara con la Fiorentina, in una storica pizzeria sul Bisagno («O Sole Mio»): quattro bicchieri uniti di birra alzati per la vittoria. E con la Fiorentina si vinse. Il patto continua con il Venezia e si vince. Ora addirittura con la Juventus. Pensate: la Suny era in collegamento con la sua figliola nell'Illinois dove sta sostenendo un corso di specializzazione, grande nuotatrice. Alla fine la Suny ha gridato alla sua Sara: «Che figata!!!»
Questo è il vero tifo genoano. Ora ovviamente piedi per terra, non si pensi che a Lecce sia tutto facile, perché il calcio è una brutta bestia. Certo, per chi ama il calcio, vedere questa ex bella Signora così conciata, diciamolo, è stato molto malinconico.
Vittorio Sirianni
