Staglieno, Salis alla commemorazione dei caduti: “Non dobbiamo abituarci alla guerra”
Il ricordo di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà e la democrazia, ma anche uno sguardo rivolto alle guerre che ancora oggi insanguinano il mondo. È stato questo il filo conduttore della cerimonia di commemorazione dei caduti di tutte le guerre, alla quale ha partecipato questa mattina la sindaca di Genova, Silvia Salis, al Cimitero Monumentale di Staglieno.
La commemorazione si è aperta con il corteo delle autorità civili e militari e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma verso la cripta Trento e Trieste, dove sono state deposte le corone in omaggio ai caduti. Le celebrazioni sono proseguite al Pantheon con la Santa Messa officiata dall’arcivescovo metropolita di Genova, monsignor Marco Tasca, seguita dagli onori militari.
Al termine della funzione, la sindaca ha partecipato alla deposizione delle corone anche al Campo Partigiani, al Campo Caduti Francesi e al Campo Caduti Inglesi, rendendo omaggio a quanti hanno perso la vita nei conflitti del passato.
Nel suo intervento, Salis ha rivolto un pensiero particolare a Laura Procacci, Simone Ruggia, Claudio Marchesi e Franco Adriano Zecchillo, i quattro italiani morti nel tragico incidente aereo in Bosnia mentre erano impegnati in una missione internazionale.
«Oggi rendiamo omaggio a tutte le donne e gli uomini che hanno perso la vita nelle guerre del passato, a chi ha combattuto per la nostra libertà e a chi ha sacrificato la propria vita per difendere pace e democrazia», ha dichiarato la sindaca.
Un ricordo che, secondo Salis, non può limitarsi alla memoria storica, ma deve necessariamente confrontarsi con la drammatica attualità internazionale. «Il nostro pensiero va anche alle vittime delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, ma anche a quelle dei tanti conflitti che continuano da anni, spesso lontani dall’attenzione dei media e dell’opinione pubblica».
Da qui l'appello a non considerare la guerra una condizione normale e a non perdere la sensibilità di fronte alle sofferenze delle popolazioni coinvolte. «Abbiamo il dovere di non abituarci alla guerra e di non diventare indifferenti alla sofferenza degli altri. Anche questo è il significato della memoria», ha concluso Salis.

