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Comune di Genova, sì ai buoni pasto per chi lavora in smart working

Il capogruppo di FI Mario Mascia e l'ingresso di Palazzo Tursi

 

Anche chi lavora in smart working ha diritto al buono pasto. Lo comunica il Comune di Genova in una email del 2 aprile, precisando che le ore lavorative in modalità agile equivalgono a quelle ordinarie in presenza. I buoni maturati tra il 24 e il 28 febbraio e quelli relativi a marzo saranno accreditati nel mese di aprile.

“Sono oltre 2500 i dipendenti comunali interessati, circa la metà dell’organico - dichiara Mario Mascia, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale -. Possiamo finalmente dare per vinta la battaglia per il sacrosanto diritto alla retribuzione del pasto, a prescindere da dove e come si lavori”.

Il percorso non è stato semplice. Mascia ricorda il lungo iter politico e amministrativo: dall’emendamento bocciato lo scorso settembre, che proponeva di inserire il diritto ai buoni pasto nel “Patto per il Lavoro e la Sicurezza”, all’interrogazione presentata nello stesso mese per chiarire tempi e modalità di riconoscimento, fino al recente riconoscimento effettivo.

Il tema riguarda non solo i dipendenti comunali in smart working ordinario o telelavoro, ma anche coloro che operano in aziende, enti e associazioni con protocolli di intesa sul lavoro agile, attivi fino ad aprile 2025. Mascia sottolinea l’importanza di garantire pari trattamento tra chi lavora in presenza e chi da remoto, evitando disparità o penalizzazioni economiche.

Non è un traguardo isolato: già il 10 luglio scorso, con un ordine del giorno approvato all’unanimità, era stato sancito il diritto a recuperare le giornate di lavoro agile non fruite, fino al limite annuale di 96 giorni. Un principio confermato dal regolamento comunale sul lavoro agile del 27 febbraio 2025, risultato di un lungo lavoro condiviso con le organizzazioni sindacali e frutto di protocolli e accordi sul coworking e sulla flessibilità lavorativa firmati nel 2024.

“Il diritto al buono pasto non è un privilegio, ma una componente della retribuzione, e come tale va garantito a tutti - conclude Mascia -. Questo riconoscimento rappresenta un passo concreto verso l’equità e il rispetto dei diritti dei lavoratori comunali, ovunque essi svolgano la loro attività”.

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