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Amt, l’opposizione metropolitana boccia il piano: “Insostenibile per le amministrazioni comunali”

 

I consiglieri metropolitani di opposizione bocciano il nuovo piano industriale di Amt e lanciano, attraverso un comunicato congiunto, l’allarme sulle conseguenze per i comuni dell’area metropolitana di Genova. Al centro della contestazione ci sono il taglio dei servizi, l’aumento dei costi a carico delle amministrazioni e, in particolare, le ricadute sulle aree interne, dove il trasporto pubblico rappresenta spesso l’unica alternativa alla mobilità privata.

Alla luce del piano presentato dal vicesindaco metropolitano Simone Franceschi, i consiglieri di centrodestra esprimono “preoccupazione”. Nel mirino finisce anche l’assenza del sindaco metropolitano Silvia Salis, che, secondo l’opposizione, “evita ancora una volta di metterci la faccia”.

I numeri vengono indicati come particolarmente preoccupanti. Nel 2025 l’extraurbano ha garantito 9,366 milioni di chilometri, ai quali si aggiungono 836mila chilometri di servizi esterni al contratto e 149mila chilometri della Genova-Casella. Il contratto di servizio prevedeva 7,6 milioni di chilometri, considerati già insufficienti. Ora, secondo quanto annunciato, il tetto massimo scenderebbe a 7,3 milioni.

“Resta da capire - sottolineano i consiglieri - che fine facciano i chilometri dei servizi aggiuntivi e se la tratta Genova-Casella mantenga quanto previsto”. L’opposizione evidenzia inoltre una presunta discrepanza tra i numeri illustrati negli ultimi incontri e quelli contenuti nel Piano Industriale di risanamento approvato nel maggio 2026 dal Consiglio comunale di Genova e dal Consiglio Metropolitano.

A preoccupare è soprattutto l’impatto sui territori: studenti, pendolari e cittadini rischierebbero di subire una riduzione dei collegamenti, con conseguenze ancora più pesanti per i comuni dell’entroterra. “Agli stessi comuni – denunciano – viene richiesto un forte aumento dei contributi a fronte di un netto taglio dei servizi”. 

Secondo i consiglieri, il piano finirebbe così per scaricare sui comuni gran parte dei costi e delle difficoltà, aggravando il cosiddetto “deficit di mobilità” per chi non può utilizzare un mezzo privato.

Infine, l’opposizione contesta il metodo seguito negli incontri con i sindaci: “Hanno percepito distanza e distacco, non potendosi confrontare né con il Sindaco metropolitano né con il presidente di Amt e dovendo acquisire un pacchetto di decisioni di fatto già deciso e imposto dall’alto”.

Il comunicato porta la firma dei consiglieri Carlo Gandolfo, Giuseppe Pastine, Fabrizio Podestà, Andrea Rossi, Flavia Pastorino, Albino Armanino, Elisabetta Ricci, Laura Repetto e Vincenzo Falcone.

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